Le mani nelle nostre tasche

Altro che Stato liberale. Pare che adesso ci tocchi pagare anche i debiti di Alitalia

Pare che adesso ci tocchi pagare anche i debiti di Alitalia. La compagnia ha le ore contate. La cassa è vuota, i debiti una montagna. I soci - una cordata di imprenditori che salvarono la compagnia dal fallimento cinque anni fa - non se la sentono di mettere ancora mano al portafoglio e così da sabato, salvo fatti nuovi, gli aerei rimarranno a terra. E quali potrebbero essere queste novità? La prima è che il socio di minoranza, l'Air France, rilevi tutta la baracca. Ma le condizioni poste da Parigi sono state ritenute inaccettabili un po' da tutti, sia dal punto di vista economico che occupazionale che strategico. La seconda è che Alitalia, società privata, venga salvata con soldi pubblici di società statali. Si è parlato delle Ferrovie, nelle ultime ore delle Poste. Entrambe, Ferrovie e Poste, sono ex carrozzoni mangiasoldi che negli anni bravi e coraggiosi manager hanno trasformato e portato in utile mettendo fine allo spadroneggiare di sindacati e clientele varie, soprattutto politiche.

Per non chiudere Alitalia servono subito trecento milioni di capitale e quasi altrettanti di nuovi prestiti bancari. Un salasso, per di più sufficiente solo a prolungare l'agonia, non certo a salvare la vita. C'è quindi da chiedersi a che titolo dovremmo buttare tanti soldi mettendo anche a rischio i conti presenti e futuri di due gioiellini che invece i nostri euro li hanno ben usati. Se ho capito bene, Alitalia non dovrebbe fallire, o finire in mani straniere, perché pagheremmo un prezzo caro sui flussi turistici. Può essere, non sono un tecnico, ma io credo che se uno straniero vuole visitare il Colosseo piuttosto che gli Uffizi, villeggiare in Sardegna o svernare a Cortina, lo farà a prescindere da che lingua parla chi lo trasporta. Del resto ognuno di noi, se deve viaggiare, cerca la soluzione più comoda al prezzo più conveniente senza fare tante storie.

Ma soprattutto ci dicono: il controllo nazionale del trasporto aereo è strategico. Sarà, ma non capisco per chi, visto che in un libero mercato qualcuno comunque lo garantisce. Forse lo è per i sindacati. Certo non lo è per tutti quegli imprenditori che attendono soldi dallo Stato e che faticano ad averli perché c'è sempre qualcuno più grande da salvare che alla cassa salta la fila e passa davanti. Anni fa era la Fiat, poi è arrivato il Montepaschi di Siena (due miliardi nostri per non fare chiudere la banca della sinistra) ora arriva Alitalia. Che bello sarebbe avere un governo liberale, leale con i contribuenti e severo con i pescecani della finanza e dell'industria.

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