Giorgia Meloni è stata ospite di Nicola Porro a 10 minuti, striscia quotidiana su Rete 4, affrontando i temi più caldi come politica estera, economia e politica interna.
Un passaggio fondamentale è stato quello sulle mascherine, di stretta attualità per le recenti audizioni della Commissione. Il presidente del Consiglio ha lodato il lavoro che i giornalisti, incluso questo giornale, stanno facendo sul racconto relativo alla commissione Covid, sottolineando che stanno emergendo “fatti incredibili” e che quindi “è giusto occuparsene”. Non so, ha aggiunto, “cosa ci sia nella vicenda dell'acquisto delle mascherine” durante la pandemia, “ma è una storia oggettivamente incredibile. Il fatto che si dica che sono state date commissioni per milioni di euro con soldi degli italiani per importare con gara diretta dalla Cina mascherine farlocche mentre c'era gente che faceva sacrifici per salvare gli italiani, merita che se ne parli più di Maria Rosaria Boccia?”.
Sulla politica interna, invece, Meloni ha voluto sottolineare che “non mi pare che ci sia grande differenza tra Vannacci e la sinistra: votano contro il governo, parlano contro di noi tutto il giorno, non vedo grandi differenze. Prima avevamo Schlein, Conte, Bonelli e compagnia cantante, oggi abbiamo Schlein, Conte, Bonelli e compagnia cantante e Vannacci. Ne prendo atto. Certo i temi sono diversi, ma poi difficilmente puoi costruire qualcosa con qualcuno che palesemente vuole solo distruggere”
. Ma politica interna in questo momento è anche sinonimo di modifica alla legge elettorale che, dice, “è osteggiata da chi ha governato senza vincere elezioni”, perché “la politica non è mai aritmetica e se cerchi di apparecchiare la legge elettorale perdi in automatico. Quella che si sta discutendo non favorisce nessuno, ma aiuta gli italiani perché chi vince ha i numeri per governare. E infatti viene osteggiata da quelli che hanno governato senza vincere le elezioni” per “poter continuare a fare i giochi di Palazzo”.
Se alle prossime elezioni vince nuovamente la coalizione di centrodestra, sarà la prima volta che il parlamento potrà votare un presidente della Repubblica non di sinistra e “sarebbe terribile questa questa eventualità, terribile per un certo establishment. Però si pensava che niente potesse cambiare e invece si sono cambiate le cose che potevano cambiare: quindi come sono cambiate tutte le cose, nessuno ha detto che non possa cambiare anche questo, che non possa superarsi anche questo altro grande tabù di avere un presidente della Repubblica che non è di di centrosinistra”. Sarebbe, ha aggiunto, “un altro modo di dire una cosa banale che io cerco di affermare da tutta la vita con dei sacrifici significativi, e cioè che chi non è di sinistra non è figlio di un Dio minore, ha gli stessi diritti degli altri. E questo vale, valeva per la presidenza del Consiglio dei Ministri, valeva per la capacità di governare, valeva per la possibilità di governare anche più a lungo di come è accaduto per molti di questi governi, e può valere anche per la presidenza della Repubblica, ma dipenderà dagli italiani”.
Sulla politica estera ha poi detto: “Non sono antiamericana oggi, non ero inginocchiata ieri, sono una persona che crede che l'Occidente sia più forte unito e ha lavorato per questo. Poi i rapporti solidi si fondano sulla franchezza, sono una persona franca oggi lo ero ieri”, ha detto la premier. Quindi è stato affrontato il tema del conflitto dal punto di vista delle tensioni recenti create dalle dichiarazioni di Mark Rutte. “Il segretario generale della Nato è stato molto approssimativo ma il numero dei voli nelle basi americane in Italia è più basso dell'analogo numero dello stesso periodo di tutti gli anni precedenti. Sono voli di normale attività delle basi americane in Italia e noi abbiamo autorizzato tutto ciò che è previsto dagli accordi e che non è cinetico, cioè non è offensivo”, ha detto Meloni, sottolineando che “le attività nei Paesi Nato, ma un'informazione data così può essere male interpretata, come lo è stata all'inizio anche dalle autorità iraniane. Bisogna essere cauti”. Con Emmanuel Macron, invece, Meloni ha sottolineato di non avere “mai litigato” e di avere “un rapporto franco. A volte siamo d'accordo a volte no. Ma è stato un buon vertice quello che abbiamo fatto ad Antibes”.
Sul tema dell’economia, a proposito dei salari, Meloni davanti a una provocazione del conduttore ha dichiarato che “non sono diventata di sinistra: la sinistra da qualche decennio non si occupa dei lavoratori e dei salari”. Come governo, ha proseguito, “abbiamo fatto una serie di provvedimenti che hanno dato dei risultati” e oggi “abbiamo record di occupazione e di donne che lavorano”. Il salario giusto “non è di sinistra”, ha aggiunto, e ha sottolineato che è ben diverso dal salario minimo, perché “stabilisce che dobbiamo fare in modo che nessun lavoratore venga pagato meno rispetto ai contratti sindacali” e “riconosce il lavoro di rappresentanza delle associazioni che rappresentano i lavoratori e i datori di lavoro”. Sul piano casa ha sottolineato che “ci vuole tempo, noi ci siamo dati dieci anni, però io confido che prima della fine di questa legislatura già si vedrà che il progetto sta andando avanti, sia per quello che riguarda le case popolari, noi ci diamo come obiettivo ristrutturare 60.
000 case popolari che esistono, ma non si possono assegnare perché non sono a norma, da una parte ma dall'altra ci siamo occupati di tutto un altro mondo che esiste in Italia, di persone che non sono così povere per accedere a una casa popolare e non sono così ricche per comprarsela sul mercato. Noi cerchiamo di dare una mano con un progetto che ci consente di mettere sul mercato decine di migliaia di case a un prezzo che deve essere almeno del 30% inferiore a quello del mercato”.