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Metodo Ilaria: insulti allo staff licenziato. E gli istriani la accusano

Ilaria già condannata a risarcirli con 300mila euro: “Volevano usarmi”. La rabbia degli esuli per la bandiera pro Tito

Centro sociale L'eurodeputata di Avs Ilaria Salis ieri in via Rizzoli a Milano con i centri sociali. Al sit in sventolava la bandiera delle Brigate Garibaldi, filo titine

Da patrona delle case altrui a padrona degli stipendi degli ex collaboratori. Ilaria Salis martella Valentina Dadda e François Gelmetti, ai quali per il giudice del lavoro deve complessivamente 300mila euro di risarcimento dopo il licenziamento ritenuto illegittimo. Oggi, a Milano, inizia il processo d’appello. Ma l’europrodigio della Bonelli&Fratoianni, che da onorevole di Sinistra Italiana sta dalla parte dei lavoratori (Fratoianni è sempre dalla parte della moglie alla quale ha dato un impiego da parlamentare) ieri s’è portata avanti approfittando della notorietà. All’Ansa ha detto che lavorare coi due era diventato «impossibile», che il rapporto di fiducia «si è sgretolato», che «cercavano di orientare risorse pubbliche per i loro interessi». Dadda e Gelmetti erano gli stessi che per ammissione della stessa Salis l’ha detto quest’estate seguivano la sua «situazione» quand’era in carcere in Ungheria. Quando c’era bisogno sembra che i compagni non lavorassero così male. «Credevo che lo facessero senza secondi fini, poi ho avuto la sensazione che quel rapporto venisse fatto pesare per influenzare le mie decisioni».

La Salis era vittima a Budapest; lo è dei suoi ex collaboratori; lo è dei tribunali che l’hanno condannata per invasione di edifici e resistenza in concorso a pubblico ufficiale. Strepita perché le forze dell’ordine, a seguito di una segnalazione Schengen proveniente dalla Germania, le hanno bussato alla porta della stanza d’albergo dov’era all’alba col suo assistente parlamentare Ivan Bonnin, con cui condivideva anche la residenza a Milano (e i maligni dicono non solo). L’indomani, scoperta, Salis ha spostato la residenza a Monza, città in cui il padre che piuttosto di votare Fratoianni emigrava (Roberto dixit) ha una casa di 160 metri quadri, oltre alle proprietà in Sardegna.

Torniamo alle dichiarazioni di ieri, in cui l’europarlamentare s’è lagnata per com’è andato il primo grado: «Non ho potuto portare le mie ragioni in aula visto che il ricorso era stato notificato con la procedura riservata agli irreperibili, cosa che evidentemente non sono». La giustizia ha sbagliato di nuovo, ma stavolta la banda del martello non c’entra. Di mezzo c’è il martelletto. Attenzione, la Salis spiega il vero motivo per cui ha tuonato alla vigilia dell’Appello: «Ci tenevo a parlare di questa vicenda per trasparenza verso le persone che mi hanno dato fiducia. Si è scatenata la solita macchina del fango per togliermi energie e tempo che vorrei dedicare al lavoro per cui sono stata eletta», qualsiasi esso sia.

Ieri il Giornale, nel silenzio o nella dimenticanza degli altri quotidiani, ha pubblicato la foto della Salis mentre manifestava col centro sociale Lambretta sotto la bandiera tricolore con la stella rossa al centro, quella che si rifà alla Brigata Garibaldi. Parte delle milizie agivano con l’esercito jugoslavo di Tito, il criminale delle foibe. L’Unione degli Istriani non ha potuto trattenersi: «Siamo sicuri che questa ragazza, impegnata a espropriare gli italiani possessori di case sfitte, nemmeno si rende conto di cosa quello straccio voglia dire e tanto meno, quindi, quello che hanno fatto a noi giuliano dalmati, prima e dopo Porzus, e prima e dopo maggio ’45 i portatori di quel malefico vessillo. Questo è il livello delle nuove forze della sinistra italiana».