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Mezze maratone e nuotate in mare aperto: il social dissing Renzi-Vannacci

Una strategia di retorica della contrapposizione funzionale all’audience digitale e mediatica di entrambe le leadership

Nell’ultima settimana Matteo Renzi e Roberto Vannacci, rispettivamente leader di Italia Viva e di Futuro Nazionale, hanno messo in scena un social dissing sulle presunte capacità di resistenza psico-fisica a maratone, mezze maratone e nuotate in mare aperto.

Una strategia di retorica della contrapposizione funzionale all’audience digitale e mediatica di entrambe le leadership. Per la verità, in questo momento storico, lo scontro e la derisione a tutto tondo dell’avversario conviene molto di più a Renzi, anche perché qualunque cosa dica o faccia il generale come minimo si prende le aperture dei principali media e prima ancora si porta dietro migliaia di interazioni e di visualizzazioni. Adesso, considerato che Renzi ha dimostrato, pur con qualche errore di troppo che ha pagato a caro prezzo, di aver un discreto fiuto per la comunicazione c’è da pensare andreottianamente che ha messo in piedi questo dissing estivo contro Vannacci per evitare le secche agostane dove solitamente si arenano partiti e politici. Ma, questa strategia della derisione leggera, che per molti osservatori che l’hanno commentata sui social, sfiora anche il ridicolo, consente ai due leader di rintuzzare la concorrenza nei rispettivi campi da gioco.

Infatti, la notiziabilità è oggi per le leadership una merce di scambio altrettanto fondamentale, in particolare in questa lunga stazione elettorale che ci separa dalle politiche del prossimo anno. Una notiziabile spendile verso il campo largo, da parte di Renzi, e nei confronti del centro-destra per Vannacci. Con i due video di sfida a Vannacci l’account Instagram di Matteo Renzi ha totalizzato 2.9 milioni di visualizzazioni e poco meno di 94 mila like. Le due risposte pubblicate dall’account Instagram del generale Vannacci, che proprio da qualche giorno ha superato il muro del milione di follower, invece hanno incassato poco meno di 4 milioni di visualizzazioni, mentre i like sono abbondantemente oltre i 175 mila.

In Italia, questo è uno dei primi casi di social dissing tra leader politici nazionali, tant’è questo duello all’ultimo testosterone da diversi osservatori, ma anche dai follower e dagli utenti non è stato accolto proprio bene, per la rottura di una sacralità che ancora si pensa la politica debba avere. Ma, se guardiamo alle altre esperienze europee, ma anche al di là dell’Atlantico è impossibile non notare quanto l’algoritmo e la necessità di dare audience ai messaggi ha stravolto dalle fondamenta tutta la comunicazione politica e di conseguenza quella istituzionale. Il dissing, come il pdocast, parlano a un pubblico al quale purtroppo il linguaggio tradizionale della politica non arriverebbero mai più. Quindi, passare dalla seriosità dell’Aula al sarcasmo denigratorio è la regola non più l’eccezione.

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