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Il ministro Barca benedice la fuga di cervelli all'estero: "Giusto se l'Italia non cresce"

"Se l'Italia non migliora, è giusto andare all'estero". Barca, figlio di un senatore del Pci, se la prende coi raccomandati senza provare a risolvere il problema...

Il ministro Barca benedice la fuga di cervelli all'estero: "Giusto se l'Italia non cresce"

Che questo governo non abbia la "bacchetta magica" per risolvere i problemi del sistema Italia ce ne siamo accorti già da un pezzo. Perché la disoccupazione giovanile ha continuato a salire al pari delle tasse, perché le liberalizzazioni non hanno dato nuovo slancio all'economia, perché la strada delle riforme stenta ad essere calcata dai tecnici. Insomma, il Belpaese non migliora. L'ideona di Fabrizio Barca per i giovani in difficoltà? "Andate a cercarvi il lavoro all'estero". Peccato che adesso Barca, già ricercatore all'Mit di Boston e all'Università di Stanford e direttore generale del dicastero di via XX Settembre, sia un ministro della Repubblica italiana. E da un ministro ci si aspetta qualcosa di più: non la bacchetta magica, certo, ma un impegno maggiore affinché la situazione migliore, affinché i cervelli smettano di fuggire all'estero, affinché si ponga fine a questa emorragia di posti di lavoro.

Barca sceglie un incontro con gli studenti dell'Aquila per lanciare la sua "ideona". Racconta: "Io ho tre figli e due se ne sono andati dall’Italia. Non è che ne sia felicissimo, ma finché non costruiamo un’Italia migliore, in cui non serve l’aiuto del padre per trovare posto, anche perchè non gliene do, fino ad allora stanno bene lì, in Sud America e in Inghilterra". Il mercato è mobile, fluido e flessibile ma spetta al governo e, più in generale, alla politica spetta garantire ai lavoratori, alle imprese e alle industrie un terreno favorevole entro cui agire. Le riforme liberali tardano ad arrivare. Non serve certo un'ideona, ma almeno un impegno maggiore a far funzionare il sistema. E la exit strategy non risolve certo il problema, la "fuga dei cervelli" tampona solo la crisi personale e amplifica quella nazionale. Un esempio: tassare le borse di studio dei medici specializzandi (imposta adesso al vaglio della Camera dopo il via libera di Palazzo Madama) non è certo la via migliore per aiutare i giovani a investire in Italia. Il governo ha subito fatto marcia indietro, ma resta profondamente sbagliato il principio che lo ha spinto a imporre l'Irpef sulle borse di studio.

Il curriculum di Barca è davvero impressionante. Un economista di primo piano che, dopo essersi laureato a Roma in Scienze statistiche e demografiche, ha conseguito il master of philosophy all’Università di Cambridge. Alle spalle un padre (a sua volta economista): Luciano Barca, ex partigiano, fu prima deputato, poi senatore tra le file del Partito comunista italiano, nonché direttore dell'Unità. Il figlio, invece, è stato prima presidente del Comitato delle politiche territoriali dell'Ocse, poi capo della divisione ricerca della Banca d'Italia. E ancora: capo del dipartimento delle Politiche di sviluppo al ministero del Tesoro e direttore generale al ministero dell'Economia. Infine, il 16 novembre del 2011, il premier Mario Monti lo ha nominato ministro alla Coesione territoriale. Ed è da quel 16 novembre dell'anno scorso che Barca non deve più pensare solo da economista, ma da ministro che, insieme al governo di cui fa parte, lavora per migliorare l'Italia, creare un'economia favorevole alle imprese e attirare maggiori investimenti dall'estero. E da un governo di tecnici, formato da economisti di grossi calibro, l'Italia non chiede né magie né ideone, ma risposte concrete. E immediate.

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