Mentre Bolelli e Vavassori conquistano il titolo nel doppio maschile e Jannik Sinner si prepara a vincere la finale degli Internazionali d'Italia, Angelo Binaghi sceglie la conferenza stampa conclusiva del torneo romano per replicare al Giornale. Nel mirino del presidente della Fitp il nostro articolo di ieri dedicato allo strano investimento da 5 milioni di euro con cui la federazione, tramite la controllata Sportcast, ha acquistato il 6,7 per cento della Sae di Alberto Leonardis, il gruppo che ha appena rilevato La Stampa da Gedi, per poi stringere contestualmente un accordo strategico tra il quotidiano torinese e la stessa federazione.
Binaghi esordisce ironizzando sul retroscena politico evocato dal nostro giornale. «Prima mi indicano come candidato del centrodestra alle regionali sarde, oggi mi dipingono come candidato del centrosinistra, rimettendo così la barra al centro», scherza il numero uno del tennis italiano. Poi il presidente Fitp difende l'astruso ingresso della Fitp nell'editoria sul piano economico e
sulla natura delle risorse utilizzate. «Tutta questa fantasia parte da un assioma sbagliato», sostiene Binaghi. «Quei 16 milioni che ci arrivano da Sport e Salute - prosegue - finiscono in un conto corrente dedicato al tennis nazionale e rappresentano soltanto una parte delle nostre spese. Non un solo euro dello Stato viene speso in altre attività se non quelle tecniche».
Una replica che, ahilui, non risponde al punto centrale della questione. Il Giornale infatti non ha mai sostenuto che i soldi arrivati da Sport e Salute siano stati spesi direttamente per l'operazione Sae. Il tema è un altro: l'utilizzo di risorse federali, quindi pubbliche, per un investimento editoriale che risulta complesso ricondurre agli scopi istituzionali della Fitp. Che è inserita pienamente, ricordiamolo, nel sistema pubblico dello sport, è beneficiaria di contributi, agevolazioni e - anche - di un regime fiscale privilegiato rispetto alle normali imprese private.
Sull'avventura editoriale la difesa di Binaghi rischia anzi di rafforzare i dubbi. Perché il presidente ha definito «strategico» l'ingresso nel gruppo editoriale guidato da Alberto Leonardis, anche se, contestualmente, Fitp e Sae hanno firmato un'intesa per «lo sviluppo di sinergie editoriali, digitali e commerciali» dedicate alla promozione del tennis e del padel sulle pagine, sui siti web e sui social della Stampa.
Ecco, se l'obiettivo era promuovere tennis e padel sui media, viene da chiedersi perché non limitarsi a un normale accordo editoriale o pubblicitario, che peraltro poi è stato in effetti siglato.
E perché invece acquistare una quota rilevante di una società editoriale, peraltro con una valutazione complessiva di quasi 75 milioni di euro, e in un momento in cui il mercato della carta stampata è decisamente in crisi. Qualcosa che, qualsiasi cosa dica Binaghi, con palle e racchette non ha nulla a che vedere.