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Eurovision, trionfo della Bulgaria, seconda Israele. Solo quinto il nostro Sal Da Vinci

“Bangaranga” cantato da Dara ha mandato in tilt il televoto. Delusione italiana per il nostro cantante che, comunque, si porta a casa molti apprezzamenti

Eurovision, trionfo della Bulgaria, seconda Israele. Solo quinto il nostro Sal Da Vinci

Bangaranga Bangaranga Bangaranga… contro ogni previsione della vigilia all’Eurovision trionfa la Bulgaria. Quel ritornello che ti si stampa nel cervello ha fatto il miracolo, per la prima volta il paese dell’Est vince la competizione. D’altronde quella della cantante Dara è stata una delle performance più visivamente esplosive, nuove, fresche, energiche e quindi più vicine alla spirito della kermesse. Mentre il nostro Sal Da Vinci si è dovuto accontentare della quinta posizione e comunque un posto nella storia dell’Eurovision e anche un grande riconoscimento internazionale.

La canzone della Bulgaria ha ricevuto un alto punteggio dalle giurie di qualità e un trionfo al televoto, facendola schizzare al primo posto con 516 voti. Secondo, altrettanto inaspettatamente, Israele, che in una finale al cardiopalma è risultato primo secondo le giurie di qualità. Una posizione che farà molto discutere: la musica dentro la Wiener Stadthalle premiava Noam Bettan, che ha cantato in francese (i genitori sono emigrati dalla Francia) la sua “Michelle” che parla di un amore tossico e si tiene ben lontano dalla politica, mentre fuori poco prima della finale e per tutta la settimana ci sono state manifestazioni contro il suo governo e contro la guerra a Gaza. Una contraddizione che potrebbe creare polemiche anche per come Israele ha cercato di pubblicizzare il proprio cantante in barba al regolamento dell’EBU.

Comunque a ricevere il microfono di cristallo è stata Dara che ha cantato “Bangaranga” dentro una stanza rotante popolata da ballerini con maschere da clown, sedie rosse e coreografie sincronizzate. La canzone parla di forza interiore e libertà personale. Il titolo attinge dall’immaginario dei Bambini Sperduti del film Hook e… dal patois giamaicano (significa “rivolta, chiasso, caos”). Insomma una performance di grande impatto, tecnica e teatralità, quasi un videoclip, così come funziona in questa Eurovision. Dara è una delle musiciste pop più conosciute del suo Paese: ha plasmato l'immagine del pop bulgaro contemporaneo con la sua voce unica, la presenza scenica carismatica e la sua disinvolta fusione di generi.

Delusione, invece, per il nostro Sal e per tutta l’Italia che si aspettava almeno di vederlo salire sul podio, anche perché la sua performance aveva scatenato ancora più entusiasmo della prima semifinale: grande ovazione del pubblico per il suo inno all’amore coniugale ormai conosciuto in ogni angolo del mondo, con i ballerini che inscenano la celebrazione di un matrimonio, l’arrivo della sposa (Francesca Tocca) con un abito che si trasforma in bandiera italiana e l’ormai celebre movimento delle mani sull’anulare. Ma l’ottima esecuzione del cantante napoletano e l’affetto che ha collezionato in questa settimana a Vienna cantando per le strade, nella metro, all’ambasciata italiana, nei parchi e distribuendo pure sfogliatelle, non gli è servito per trionfare. Ma non importa, l’Italia si è fatta amare in questa Eurovision, superando anche i pregiudizi (molto più forti da noi che all’estero) verso un brano neomelodico e super popolare, dal sapore antico ma allegro, orecchiabile e con un messaggio positivo.

Per Sal, che ha passato la vita a inseguire il sogno del successo, arrivato due anni fa, a 55 anni, dopo una carriera tra alti e bassi e una vita di lavoro sul palcoscenico iniziato fin da bambino, è comunque una vittoria. Ora è una star ed ha già pronto una singolo “Poesia” che ha fatto ascoltare a Vienna e che anticipa il suo nuovo album. Nessuno ora potrà più dire che è un “cantante da matrimoni”.

Niente da fare neanche per il favoritissimo duo finlandese formato da Linda Lampenius e Pete Parkkonen che ha portato a Vienna il brano “Liekinheitin” - “Lanciafiamme” e per l’Australia con la bellissima Delta Goodrem che riesce nell’impresa difficile all’Eurovision di mettere al centro la voce nel brano “Eclipse”, a suonare il piano e, infine, a volarci sopra in una costruzione scenica di grande impatto. La gara è finita all’una di notte dopo la carrellata dei 25 finalisti tra musiche di tutti i tipi, ma soprattutto luci, colori, scenografie eccessive, maschere, effetti speciali, come si conviene all’Eurovision dove molto di più della voce (se ne sono sentite poche di veramente interessanti) conta l’impatto scenico.

Certamente la palma della più kitsch la vince Akylas che, vestito da tigrotto, intona “Ferto” e per dire che siamo in una società troppo consumistica, percorre sul palco tutti i simboli del lusso. La complicatissima conta finale dei voti uno dei momenti più avvincenti.

Di sicuro, bisogna dire che Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini sono riusciti nell’impresa di condurre la parte italiana con bravura (a Vienna presentatori ufficiali erano Victoria Swarovski e

Michael Ostrowski), lasciando il giusto spazio alla musica, con interventi mirati e con simpatia e leggerezza, soprattutto Elettra. Mostrando alla fine una giusta delusione per il risultato del nostro cantante napoletano.

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