Non è un’edizione come le altre quella del CPAC 2026, la più grande conferenza mondiale dei conservatori. A Budapest la città è tappezzata di manifesti elettorali in vista delle elezioni che si terranno il 12 aprile con la sfida tra il Primo Ministro uscente Viktor Orbán e il leader dell'opposizione Peter Magyar.
In questo scenario la Conservative Political Action Conference, con il motto “On To Victory”, assume un significato di notevole importanza.
Centinaia di partecipanti tra politici, opinionisti, giornalisti e simpatizzanti si sono riuniti nella capitale magiara per un confronto sul futuro delle destre conservatrici e identitarie, dinnanzi alle complesse sfide istituzionali e geopolitiche.
Tra gli ospiti di rilievo a intervenire, oltre Orbán, c'è il presidente argentino Javier Milei e Donald Trump con un video messaggio insieme al leader di Vox Santiago Abascal, il Primo Ministro ceco Andrej Babis (da remoto), il leader della destra portoghese André Ventura, il Presidente del Partito ECR Mateusz Morawiecki, la leader dell’Afd Alice Weidel, l’opinionista olandese Eva Vlaardingerbroek.
Dopo l’introduzione di Miklós Szánthó, direttore generale del Center for Fundamental Rights e da tempo animatore della rassegna e quella di Matt Schlapp (Chairman della CPAC Foundation) è stato il turno di Donald Trump.
Il Presidente degli Stati Uniti, in un videomessaggio, ha offerto sostegno al Primo Ministro ungherese affermando: “Auguro il meglio anche al Primo Ministro Viktor Orbán, che, come sapete, sostengo. Sostengo la sua rielezione, che si terrà a breve. Anzi, vi assicuro il mio pieno e incondizionato sostegno. Il Primo Ministro è un leader forte che ha dimostrato al mondo intero cosa può fare una persona che protegge i propri confini, la propria cultura, il proprio patrimonio, la propria sovranità e i propri valori. È una persona fantastica ed è un grande onore per me sostenerlo. L'ho sostenuto anche la volta scorsa e ha vinto”.
Orbán, salito sul palco poco dopo il messaggio di Trump, ha parlato al suo pubblico lanciando idealmente la volata finale della sua campagna elettorale: “La battaglia per l'anima del mondo occidentale si combatte su molti livelli: nelle università, nel mondo accademico, nelle chiese e persino nell'economia. Noi operiamo in prima linea politica in questa lotta a tutto campo” ha sostenuto il premier magiaro prima di passare in rassegna la natura delle relazioni tra Budapest e Washington.
Ha infatti affermato che, dopo il raffreddamento delle relazioni a causa dell’intermezzo dei Democratici di Biden, è “giunta l’epoca dell’oro per le relazioni ungaro-americane”, raccontando al pubblico della firma di numerosi accordi strategici nel settore energetico e nuovi investimenti americani nel settore dell’alta tecnologia.
Ampio spazio nel discorso del premier anche per la svolta a destra dell’America latina da Rodrigo Paz a José Antonio Kast fino all’immancabile menzione allo Special Guest della quinta edizione del CPAC: Javier Milei. È stato proprio Milei, che in giornata aveva incontrato l’omologo ungherese Tamas Sulyok e lo stesso Orbán, a concludere la rassegna con un vibrante discorso sul palco.
Il Presidente libertario è stato in città anche per ricevere la laurea honoris causa dal Rettore della Ludovika University Gergely Deli, segnale di un incontro di natura culturale oltre che politica e istituzionale.
Il CPAC Ungheria 2026 si chiude dopo un confronto attivo su numerosi temi di attualità: la spiritualità dell’Europa, le sue matrici ideali,
la sicurezza, l’immigrazione e la difesa con le elezioni ungheresi sullo sfondo. Intanto il mondo conservatore si dà appuntamento il prossimo fine settimana a Dallas in Texas dove si terrà l'edizione statunitense del CPAC.