Non bastano associazioni, caf, giornali, pagine social, money transfer, centri islamici e moschee, scuole di italiano, negozi, la rete dei bengalesi a Venezia vuole fare il salto di qualità entrando nelle istituzioni. Questo fine settimana la comunità bengalese misurerà il proprio consenso elettorale alle amministrative di Venezia con la candidatura di suoi esponenti nelle liste del Partito Democratico sia al Consiglio comunale sia nella municipalità di Marghera dopo una campagna elettorale tra invocazioni ad Allah, scuole di voto islamiche e annunci per costruire una nuova moschea. Lo schema è collaudato ed è quello dell'islamo-gauchisme francese con una saldatura tra l'islam e la sinistra politica che pensa di usare per tornaconto elettorale i candidati musulmani ma finisce per essere utilizzata come un taxi per imporre l'agenda islamica a cominciare dalla costruzione di nuove moschee.
Le candidature e l'ingresso nelle istituzioni sono il coronamento di un percorso che ha visto negli ultimi anni la comunità bengalese acquisire un peso crescente nel tessuto sociale veneziano in particolare a Mestre
anche grazie ai numeri dei residenti originari del Bangladesh. Secondo i dati Istat, nel Comune di Venezia ci sono 9.483 cittadini bangladesi residenti che salgono a 12.042 nella città metropolitana ma, secondo alcune stime, possono arrivare fino a 20.000. Molti di loro hanno la cittadinanza italiana e possono votare alle amministrative di questo fine settimana. Si tratta di una comunità che negli anni ha sviluppato una vera e propria società parallela portando in Italia le usanze del proprio Paese di origine a cominciare da quelle religiose islamiche. È così avvenuta una proliferazione di centri religiosi islamici tra Mestre e Marghera diventati sale di preghiere con il progetto di costruire nei pressi della stazione di Mestre una grande moschea sostenuto dai candidati bengalesi nel Pd. Tra questi spicca Rhitu Miah, classe 1996 è molto attiva sui social grazie alla rete bengalese a cominciare dalla sua «RIC Academy - Rhitu's Italian Class» che vanta una pagina con oltre 180.000 follower. Si tratta di un'agenzia per imparare l'italiano e il bengalese che si è trasformata nelle ultime settimane in un contenitore per spot elettorali. Altra pagina per tenere aggiornati
gli elettori bengalesi è «RIC Vlog» in cui si condividono video ed eventi elettorali ma, ciò che più colpisce, è la mobilitazione di influencer, blogger e tv bengalesi a sostegno dei candidati con il Pd a Venezia come NTV Europa o Venice Barta24. Condivisi con frequenza dall'altro candidato bengalese al Consiglio comunale Kamrul Syed sono i post del giornale Milan Barta che si è trasformato in un organo di propaganda per la comunità bengalese.
Il proselitismo non si limita solo ai social ed è particolarmente attivo sul territorio grazie a oltre trenta associazioni bengalesi con realtà che dovrebbero in teoria essere super partes come «Venice Bangla School» che propone corsi di lingua ai bambini bengalesi ma apertamente schierate a sostegno del Pd. È la testimonianza di come la comunità bengalese si muova con logiche settarie per raggiungere i propri obiettivi usando la sinistra mentre il Pd pensa di sfruttare a proprio favore il voto islamico.