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La Flotilla e gli "eroi" del conformismo

Qui non abbiamo visto medici che salvano vite sotto le bombe, vigili del fuoco che entrano negli incendi o volontari che scavano tra le macerie dopo un terremoto. Abbiamo visto attivisti professionisti della protesta permanente, persone che hanno partecipato ad una sceneggiata politica costruita esattamente per ottenere ciò che poi è accaduto: la reazione israeliana

La Flotilla e gli "eroi" del conformismo
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Caro Direttore Feltri,

guardo i video degli attivisti della Flotilla accolti negli aeroporti italiani come reduci di guerra e sinceramente resto sbigottita. Applausi, slogan, persone che gridano bravi, interviste commosse, giornalisti ossequiosi. Addirittura qualcuno sostiene che il governo italiano dovrebbe pagare loro il biglietto aereo di rientro. Ma stiamo scherzando? Queste persone

hanno scelto volontariamente di imbarcarsi in una missione politica e mediatica sapendo perfettamente che Israele li avrebbe fermati, come già accaduto altre volte. Non erano missionari dispersi nella foresta amazzonica, né naufraghi da salvare. Erano attivisti consapevoli dei rischi e delle conseguenze delle proprie azioni. Perché mai dovrebbero essere gli italiani a pagare il prezzo delle

loro provocazioni? E soprattutto: perché vengono trattati come eroi? Lei cosa ne pensa?

Roberta Lorenzi

Cara Roberta,

la tua domanda è sacrosanta e fotografa perfettamente il grado di infantilismo morale raggiunto dall'Occidente. Oggi basta salire su una barca con una kefiah al collo, gridare due slogan contro Israele, farsi fermare qualche ora e si viene immediatamente promossi al rango di eroi civili, martiri della libertà, novelli partigiani del mare. È ridicolo.

Qui non abbiamo visto medici che salvano vite sotto le bombe, vigili del fuoco che entrano negli incendi o volontari che scavano tra le macerie dopo un terremoto. Abbiamo visto attivisti professionisti della protesta permanente, persone che hanno partecipato ad una sceneggiata politica costruita esattamente per ottenere ciò che poi è accaduto: la reazione israeliana, le telecamere, il vittimismo, le interviste, la santificazione mediatica. Lo scopo non era portare aiuti umanitari. Lo scopo era provocare Israele e costruire l'ennesima narrazione tossica: Israele cattivo, Israele aggressore, Israele terrorista. E infatti, appena rimesso piede in Italia, abbiamo assistito al consueto teatrino delle accuse deliranti: torture, pestaggi, cazzotti, umiliazioni, addirittura allusioni a trattamenti disumani.

Curioso però che questi reduci dell'Apocalisse siano sbarcati sorridenti, pettinati, perfettamente integri, senza un livido, senza un gonfiore, senza un segno. Pare che abbiano scoperto una nuova forma di violenza invisibile che sfida medicina, anatomia e fisica. Uno racconta di essere stato preso a pugni in faccia e poi compare davanti alle telecamere con la pelle liscia come un neonato. Miracoli del vittimismo contemporaneo. Ma il punto più scandaloso è un altro: l'idea che debbano essere gli italiani a pagare il loro rientro. Questa pretesa riassume perfettamente la degenerazione della nostra società. Gente adulta che prende decisioni volontarie, ideologiche e perfettamente consapevoli pretende poi che sia la collettività a farsi carico delle conseguenze delle proprie azioni. Il principio di responsabilità individuale è morto. Anzi, viene considerato crudele.

Io invece penso il contrario. Se scegli di partecipare a una provocazione internazionale contro un blocco navale, accetti anche i rischi e le conseguenze. Se parti, ti paghi il viaggio. E se qualcuno ha finanziato questa carnevalata pseudo-umanitaria, sarà quel qualcuno a sostenere i costi del rientro. Non certo i contribuenti italiani, che già mantengono abbastanza fannulloni, ideologi e professionisti dell'indignazione.

Il dramma è che oggi gli eroi vengono scelti non in base al coraggio o al sacrificio, ma alla capacità di aderire alla narrativa ideologica dominante. Basta gridare contro Israele e si diventa automaticamente puri, buoni, coraggiosi. È una forma di conformismo travestito da ribellione.

I veri eroi sono altri. E quasi sempre lavorano in silenzio.

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