Noi li snobbiamo ma da Cuba al Brasile è boom degli Ogm

Demonizzate dalla sinistra nel Vecchio continente, le colture transgeniche sono decollate nei Paesi socialisti ed emergenti

Noi li snobbiamo ma da Cuba al Brasile è boom degli Ogm

La tremenda siccità che nel 2012 ha colpito gli Usa (la peggiore degli ultimi 50 anni), ha avuto conseguenze pesanti sulle coltivazioni di mais e soia, con possibili perdite di raccolto fino al 30%. Una mazzata, visto che il mais è la coltura più importante per gli Usa e rappresenta anche il 53% del totale dell'export (la soia il 43%): le perdite di miliardi di dollari si ripercuoteranno sui prezzi internazionali.
I danni si sarebbero potuti contenere se fosse già stata coltivata la nuova varietà di mais transgenico, resistente alla siccità, che negli Stati Uniti verrà piantata per la prima volta in questo 2013. È uno dei grandi vantaggi della coltivazione di organismi geneticamente modificati (Ogm) ed è per questo che - malgrado la demonizzazione che se ne fa in Europa, specie in Italia - la coltivazione degli Ogm è in rapida ascesa in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Tanto che nel 2012 per la prima volta i Paesi emergenti hanno superato quelli industrializzati quanto a estensione di colture geneticamente modificate: 52% contro 48. Emerge dal Rapporto sulle coltivazioni Ogm pubblicato dall'International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications (Isaaa), una sorta di autorità internazionale sulle biotecnologie.
Dal 1996, anno di inizio delle coltivazioni biotech, le superfici dedicate a questo tipo di agricoltura sono aumentate di 100 volte, raggiungendo in totale i 170,3 milioni di ettari contro gli 1,7 milioni di ettari di 17 anni fa. Molto più della coltivazione biologica, che pure viene propagandata sui nostri media ma che nel mondo copre 37,2 milioni di ettari di superficie.
Quello del sorpasso dei Paesi in via di sviluppo è il dato «politico» più interessante del rapporto, tanto più che - come afferma uno degli autori, Clive James - «contraddice tutte le previsioni fatte negli anni '90», quando si diceva che avrebbero funzionato solo nei Paesi industrializzati. Invece, fermo restando che gli USA restano in testa quanto a superficie coltivata a Ogm (quasi 70 milioni di ettari) c'è una grande crescita soprattutto dell'America Latina, Brasile e Argentina in testa, rispettivamente con 36,6 e 23,9 milioni di ettari. Il Brasile è il vero motore della crescita del biotech, con un aumento del 21% nel 2012 rispetto all'anno prima. E per gli anni prossimi potrebbe avvicinarsi ancora di più agli Stati Uniti: il governo garantisce infatti un sistema rapido di approvazione per la sperimentazione e la commercializzazione dei prodotti Ogm, e quest'anno inizierà a coltivare un tipo di soia resistente agli insetti e una varietà di fagioli anti-virus. Nel 2012 inoltre in America Latina si è registrata la prima commercializzazione di prodotti Ogm a Cuba (mais).
Curiosamente, sono soprattutto i paesi socialisti (e oltre) a privilegiare gli Ogm, in contrasto con i veti e le opposizioni in Europa delle forze socialiste. Come mai? La risposta sta probabilmente in alcune cifre: la produzione mondiale ha acquisito un valore di 98,2 miliardi di dollari, in 17 anni ha evitato l'uso di 473 milioni di chilogrammi di pesticidi e, grazie all'aumento di produttività, ha contribuito ad alleviare la povertà di 15 milioni di piccoli coltivatori, nelle aree più povere del mondo dove vivono 50 milioni di persone. L'aumento di produttività ha consentito, dal 1996 ad oggi, di risparmiare 108,7 milioni di ettari di terreno coltivato, favorendo la biodiversità, foreste comprese. Tutte realtà che i socialisti e i verdi a pancia piena di casa nostra possono (ancora) tranquillamente ignorare.

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