Luciano Violante, ex magistrato, giurista, ex colonna del Pci di Berlinguer, ex presidente della Camera.
Presidente, ha sentito di questa novità dell’istituzione in Italia di tribunali islamici?
«So che anche nella comunità islamica ci sono state diverse riserve a questo tipo di iniziativa».
Vero. Lei che ne pensa?
«La definizione tribunale islamico non è un’espressione loro. Siamo noi che lo abbiamo definito così. Nell’islam è previsto che in alcune circostanze e per alcune contese ci si possa rivolgere a una autorità religiosa. Per quel che riguarda il nostro ordinamento, è previsto l’arbitrato: due parti private attraverso una particolare procedura si mettono d’accordo per designare qualcuno che indichi una soluzione della contesa».
Certo. Ma esiste la legge italiana e va rispettata.
«Noi non sappiamo quali siano le materie che dovrebbero essere disciplinate da questa autorità. Se sono solo diatribe private, su diritti negoziabili, non vedo il problema».
Forse però potrebbero essere considerate diatribe private, ad esempio, i rapporti tra uomo e donna. Tra marito e moglie. Tra padre e figlie
«Se l’autorità religiosa islamica prendesse decisioni in contrasto con le leggi italiane, sarebbero decisioni né valide né possibili. E nessuno sarebbe vincolato a quelle decisioni. Agevolare la risoluzione privata di un conflitto non è reato, pretenderne l’esecuzione sì».
Ok, ma chi controlla?
«Anche nel privato italiano ci sono violenze che non vengono denunciate e punite, purtroppo. Però sono proibite. È un costume che per fortuna da noi sta cambiando e influenzerà anche loro. Quante ragazze asiatiche o arabe si sottraggono oggi ai matrimoni imposti? Prima accettavano l’imposizione».
Cosa pensa dell’integrazione dei migranti?
«Nessuno ha risolto questo problema. Non c’è una soluzione magica. È aperto dappertutto. Essendo l’Occidente un mondo più ricco, diventato ricco in alcuni casi a spese dei paesi più deboli, oggi è più attrattivo, mentre altrove ci sono fame, persecuzioni e guerre. Questo è il motore delle migrazioni».
Come si affronta il problema?
«Noi abbiamo più di un milione di posti di lavoro vacanti per mancanza di manodopera e di competenze. Una accoglienza selettiva può risolvere da una parte i problemi che ci pone il calo demografico dall’altra parte i problemi di mancanza di manodopera che hanno le aziende».
Lei sa che nelle grandi città agiscono bande di giovani di seconda generazione, cioè figli di immigrati, che non si sono mai integrati. Ammetterà che siamo di fronte a un problema di violenza.
«Certamente. A volte c’è emarginazione, a volte integrazione criminale. Vede, Io sono di origine pugliese. Poi sono andato a Torino prima che lei nascesse e forse neanche i suoi genitori erano nati, negli anni sessanta. C’era una immigrazione robusta dal Mezzogiorno, non ancora ben regolata, e avevi un certo numero di delitti commessi da immigrati. Non erano integrati e quindi facile preda di bande criminali locali. Sa cosa scrivevano i giornali? Se veniva arrestato un muratore tarantino, scrivevano: arrestato un tarantino per furto. Se il muratore era di Pinerolo scrivevano: arrestato un muratore per furto».
Lei è favorevole al divieto di burqa nelle scuole?
«Sì. Qualcuno mette il burqa nelle scuole?».
Poche ragazze. Ma qualcuna lo mette.
«C’è una norma che vieta di andare mascherati. Non c’è bisogno di nuove leggi».
In Francia è in corso una rivolta violenta. C’è il rischio di contagio in Italia?
«In Francia le rivolte sono sempre violente».
Perché?
«Perché non hanno un sistema politico che rappresenti i cittadini. Macron è il presidente e alle elezioni ha preso il 28 per cento dei voti. Il 72 per cento dei francesi non l’ha votato e non si sente rappresentato. Di qui la violenza».
Però anche in Italia ci sono manifestazioni violente.
«All’interno di manifestazioni nate non violente si inseriscono gruppi violenti, che qualche volta non sono contrastati. Come non fu contrastato l’assalto e la devastazione della Cgil a Roma».
Però gli organizzatori sanno del rischio..
«Certo, quando fai una protesta e sai che ci possono essere degli infiltrati, devi provvedere. A Torino è accaduto che nella protesta qualcuno ha coperto con gli ombrelli quelli che si mascheravano Non va bene».
C’è un rischio terrorismo in Italia.
«No. Il terrorismo l’ho conosciuto. È un’altra cosa».
Però in molti paesi europei ci sono stati diversi attentati e stragi.
«Io distinguo tra l’atto terroristico e il terrorismo. Il terrorismo è un fenomeno organizzato militarmente, che agisce con continuità, senza lunghi intervalli, e soprattutto che opera all’interno di un progetto politico. In Italia questo fenomeno non esiste».
Lei si riconosce nella sinistra di oggi?
«A volte si a volte no».
Quando ha dissentito recentemente?
«Sulla legge contro l’antisemitismo. Perché una parte del Pd non l’ha votata?».
Non le pare che le forze dell’ordine siano messe spesso in condizione di non poter lavorare?
«No. Abbiamo un livello di professionalità altissimo acquisito nella lotta contro il terrorismo. Prima non c’era».
Quando fanno il loro lavoro, e magari inseguono uno che non si è fermato all’alt, finiscono sul banco degli imputati
«Nei casi nei quali si è intravista la possibilità di una responsabilità della polizia nella morte di un ragazzo, è giusto che la magistratura indaghi. Anche a tutela della polizia. Poi si stabilirà se c’era o no una colpa».
