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Occupazioni e B&b di lusso, il mondo della Salis

Ieri si scopre che i due ex collaboratori della Salis hanno alle spalle un percorso piuttosto lontano dalla militanza nei centri sociali

Salis condannata: sfruttava e umiliava due collaboratori. Ora dovrà risarcirli

«Li conoscevo da molto, avevano seguito per primi e da vicino la mia vicenda in carcere»: così Ilaria Salis, eurodeputata di Avs, aveva spiegato l’altro giorno la sua decisione di assumere all’Europarlamento come suoi assistenti Valentina Dadda e Francois Gelmetti, licenziati in tronco e senza preavviso pochi mesi dopo. Bastava così poco per essere selezionati per un posto dorato a Bruxelles? La domanda è rimasta senza risposta, visto che il loro curriculum non è mai stato depositato. Ieri si scopre che i due ex collaboratori della Salis hanno alle spalle un percorso piuttosto lontano dalla militanza nei centri sociali. La Dadda (e di rimbalzo Gelmetti, suo compagno di vita) è la rampolla di una famiglia nobile veneziana, proprietaria di un palazzo che porta il suo nome, Ca’ Dadda. E la ragazza ha messo a reddito il patrimonio di famiglia, ristrutturandolo e trasformandolo in una struttura turistica di lusso.

A renderlo noto è ieri il Gazzettino, con un articolo che descrive nei dettagli la struttura, a poca distanza dal Ponte di Rialto, composto da due piani e da una terrazza di trenta metri quadri che guarda sul Canal Grande. Nel sito di presentazione, Valentina Dadda scrive così: «Ho trascorso qui la mia infanzia - scrive Dadda sul sito del palazzo - circondata dai riflessi scintillanti dell’acqua e da stanze piene di ricordi di famiglia. Ca’ Dadda non è solo una casa, è un pezzo di storia viva e condividerla con voi è un privilegio».

Certo, quale percorso mentale abbia portato la rampolla dei Dadda a innamorarsi della causa di una estremista accusata di massacrare gli avversari politici, sul sito non viene spiegato. Di rimando, nelle dichiarazioni della Salis, non appare chiaro quali talenti l’onorevole abbia visto nella giovane albergatrice veneziana e nel suo fidanzato tali da farli ritenere in grado di svolgere la marea di compiti che affidò loro poco dopo l’elezione, compreso - testuale - «l’ideazione di progetti finalizzati alla valorizzazione del ruolo parlamentare europeo in seno al Parlamento Europeo». Ed in effetti l’amore è durato poco: licenziamento, ricorso al giudice, riassunzione, megarisarcimento, la Salis che li accusa di avere avuto dall’inizio «secondi fini». D’altronde, come diceva Mario Capanna: mai fidarsi dei compagni troppo ricchi.

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