Roberto Volpetti, presidente dell'Associazione partigiani Osoppo, il 25 aprile è stato funestato dalle aggressioni. Come commenta?
«Provo grande tristezza, questi non sanno quello che fanno. Iddio ci aiuti a non lasciarci scoraggiare da tanta violenza e prevaricazione».
Qual è il senso della ricorrenza?
«Non è la festa solo dei partigiani ma di tutti coloro che hanno partecipato alla Liberazione. Si celebra quanti hanno partecipato. È la festa di tutti».
Ricordiamoli.
«Elenco pignolo: primi gli Alleati, in termini di sforzo e di morti. Ricordo due presenze, minori in termini quantitativi ma molto significative. La Brigata ebraica appunto, soldati ebrei con stella di David e divisa inglese, e la Brigata Maiella».
Poi?
«I militari che dissero no dopo l'8 settembre. E gli internati militari. Infine il quarto gruppo: il corpo italiano di liberazione. E poi ovviamente i partigiani col ruolo che ebbero anche nella ricostruzione dell'Italia. Insieme a loro, tutta una resistenza civile: medici, sanitari, sacerdoti».
I partigiani erano una parte di un tutto.
«La lotta di liberazione è una grande epopea. La Resistenza è stata la guerra delle formazioni partigiane, di ogni colore peraltro. Combatterono in tanti».
I partigiani comunisti sono parte di una parte.
«Sì. Erano i più attrezzati ed ebbero un ruolo che nessuno può o vuole disistimare. Ma determinante fu il contributo di tutti. Erano i più preparati ma nessuno può arrogarsi il dritto di rappresentare tutti».
E la Osoppo ha una storia peculiare.
«Le Brigate Osoppo furono un miracolo della resistenza. Monarchici, azionisti, militanti di idee diverse in questa Brigata che seppe essere un fattore di moderazione per tutelare la popolazione ed evitare le violenze, almeno quelle più efferate».
C'erano orientamenti diversi nella strategia «militare» dei partigiani.
«Componenti come la Osoppo ebbero un atteggiamento più prudente ed erano meno propense a usare una violenza che avrebbe determinato prevedibili rappresaglie».
La Osoppo subì la violenza dei partigiani comunisti. Pensiamo a Porzus.
«Chi cerca di smorzare i fanatismi subisce sempre da una parte e dall'altra. Porzus è la punta dell'iceberg. Ci furono intimidazioni e violenze ricorrenti».
L'Ucraina ricorda lo spirito della nostra Resistenza.
«La situazione di quel fronte ricorda molto il confine orientale 43-45. Certo, sono scenari complicati da definire anche perché le aggressioni, i soprusi, trovano radici in vicende che risalgono a decenni e secoli fa. Ma il diritto di difendere casa, patria e famiglia è inalienabile e il popolo ucraino ha dato prova di saper resistere, mettendolo in pratica».
Qualcuno definisce Resistenza Hamas.
«Non vedo un raffronto. Parliamo di un'azione violenta che non può che portare altra violenza. E anche fare violenze nelle nostre piazze, in nome di questo, non è certo un modo edificante di richiamarsi alla Resistenza. Combatti la guerra con la violenza?».
Cosa pensa di chi ha
cacciato la Brigata ebraica.«La Brigata ebraica ha contribuito alla nostra liberazione. Opporsi alla loro presenza è gravissimo, privo di qualunque senso e motivato da un pregiudizio ideologico ingiustificabile».