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Ora la rivolta la fanno i sindaci esasperati: “Basta teppisti”

Il primo cittadino di Susa Genovese: “I No Tav sono pochi, stop al Festival”

Il civico Pier Giuseppe Genovese, sindaco di Susa, è stato riconfermato al secondo mandato

TORINO Eco terroristi francesi, antagonisti ambientalisti spagnoli, radicali ecologisti inglesi: sono loro a non volere la linea dell’Alta velocità in Valle Susa, non certo i cittadini e gli amministratori che ormai si sono stufati della propaganda violenta dei No Tav. In questi ultimi dieci anni il territorio ha cambiato volto, tra amministratori del centrodestra sempre più numerosi e sindaci appagati dalle cospicue compensazioni che ricadono sul territorio, imprenditori che spingono per uno sviluppo economico concreto e duraturo, nonché cittadini ormai rassegnati ad accettare il progetto, ma non di certo la devastazione di chi con la scusa di protestare mette a fuoco e fiamme un’intera vallata. Per rendersene conto basta guardare i balconi delle case dove non sventolano più - o sono rarissime - le bandiere No Tav, nonché la provenienza dei manifestati: francesi, spagnoli e poi tedeschi, inglesi e qualche volto noto nostrano proveniente da Pisa, Bologna, Taranto. Il territorio è stanco di lasciare ad altri una causa che non sente più sua.

Tra i primi fuori dal coro, Piero Genovese sindaco di Susa che chiede tempi rapidi per confermare nel suo comune la nuova stazione Tav ed è certo che «i violenti non c’entrano nulla con i valsusini, anche se il Festival della Felicità ha le sue responsabilità. Visto che non si riesce a fermare i violenti e la loro furia devastatrice, a questo punto sarebbe meglio abolirlo. Gli abitanti - prosegue Genovese - sono stanchi di tensioni che portano anche a disdette da parte dei turisti. Serve un atteggiamento responsabile: i No Tav sono ormai pochi, mentre altri hanno capito che non si può più tornare indietro e vorrei che amministratori e politici si esprimessero in maniera più netta contro questa situazione ormai ingestibile e pericolosa». I residenti della Valle Susa non hanno dubbi: caos e vandalismi danneggiano il territorio e rallentano l’economia.

«L’intensità dell’avversione locale si è smorzata da tempo - conferma Roberto Garbati primo cittadino di Chiomonte -. Ora cerchiamo di ottenere le compensazioni: aspettiamo tra i 96 e i 98 milioni di euro». Non ha mezzi termini neppure nelle parole che usa Antonino Basile, sindaco di Venaus, città che ospita la manifestazione No Tav: «La guerriglia mi fa schifo e butta nel cesso il dialogo che abbiamo aperto con le istituzioni». Concetti forti per un No Tav della prima ora, contrario però alla sospensione dell’evento. «I responsabili dell’ordine pubblico - conclude - sono prefetto e questore, ci pensino loro a fermare i violenti o a chiudere il Festival». Insomma l’evento è dannoso, pericoloso e avverso al territorio ma Venaus è pronto ad ospitarlo anche l’anno prossimo. Stesso posto, stessa violenza da oltre dieci anni.

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