Il ringraziamento arriva da Capri e la risposta di Palazzo Chigi non si fa attendere. Dopo l’intesa raggiunta con Bruxelles sul decreto Bollette, il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, a margine del 41esimo convegno dei Giovani imprenditori riconosce il lavoro dell’esecutivo: «Sappiamo quanto da parte della presidente Meloni, noi eravamo presenti a Bruxelles, si è combattuto per portare comunque sollievo alle imprese italiane». E ancora: «Siamo contenti che il Governo sia stato a fianco a noi in questa battaglia». Poi aggiunge: «Con la presidente del Consiglio ci siamo sentiti diverse volte, apprezziamo quanto abbia fatto come sforzo». Parole che il governo «accoglie con favore», parlando di «un riconoscimento importante». Con il dl Bollette, ricordano fonti dell’esecutivo, l’obiettivo era tagliare il costo dell’energia di circa 30 euro per megawattora e l’accordo europeo «consente di arrivare a quel risultato», con una soglia di riferimento a 59 euro e il prezzo del gas oggi poco sotto i 90.La partita, però, non è chiusa. «È ovvio che l’Europa, in questo momento, è miope», avverte Orsini. «L’ha detto anche il presidente della Repubblica, nessuno Stato può farcela da solo. Quindi quando si dice nessuno Stato può farcela da solo, io credo che sull’Ets si debba fare ancora cose in più». Da qui la richiesta di sospenderlo, per il peso sui costi «di settori come carta, vetro, ceramica».«Vogliamo veramente distruggere l’industria europea?», chiede il leader degli industriali, reduce dagli incontri di Bruxelles: «Se prima ero preoccupato oggi lo sono ancora di più». E sul bilancio Ue lo inquieta che la Germania chieda «un taglio di 400 miliardi sulla competitività». «L’Europa che noi vogliamo è una Europa che abbia un progetto di politica industriale. Ed io di progetti di politica industriale non ho visto nulla. L’Europa si deve svegliare».Sulla manovra il messaggio è altrettanto chiaro: niente mancette elettorali. «In questo momento è giusto contenere i conti», ma «visto che siamo in campagna elettorale» bisogna fare «cose che servano per il futuro», con «una visione di politica industriale a lungo termine», perché «ad accontentare tutti non ci si riesce». Bene l’iperammortamento, gli aiuti fiscali alle aggregazioni tra piccole imprese e un nuovo piano dopo il Pnrr, alimentato dai fondi pensione e dai capitali privati. «Io credo che queste misure debbano essere messe a terra», insiste Orsini.Politica industriale è la parola chiave anche sull’intelligenza artificiale, filo conduttore della due giorni caprese. Per Orsini la sfida «non è inseguire l’innovazione, ma è governarla e trasformarla in politica industriale», tanto più che l’adozione nelle imprese italiane, pur raddoppiata in un anno al 16,4%, resta sotto la media europea. Un ritardo che pesa, perché è proprio l’IA a reggere l’economia mondiale. Dai meeting del Fmi a Bangkok, la direttrice generale Kristalina Georgieva ha spiegato che il boom degli investimenti nell’IA, «uno shock di domanda e di investimenti», sostiene la crescita globale intorno al 3%. Ma «è un rischio, perché quando dipendiamo da un solo motore di crescita è come se stessimo in piedi su una gamba sola», mentre «i margini di manovra energetici e fiscali si stanno esaurendo». E sul lavoro si profila uno «tsunami al rallentatore» che toccherà il 40% dei posti. Su questo terreno la presidente dei Giovani imprenditori, Maria Anghileri, venerdì scorso ha lanciato il Piano ITAL.IA 2030 con un «AI Adoption Act» per le Pmi. Con l’energia a prezzi più competitivi, in fondo, si può guardare più lontano.

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