Vasta è la platea di chi, a sinistra, soffre di orticaria semantica. Ieri mattina ne abbiamo avuto la prova definitiva: è bastato pronunciare la parola «Safe» sicuro, sicurezza, per chi ha poca dimestichezza con l’inglese per scatenare il riflesso pavloviano dei professionisti del dissenso. Guai a parlare di Difesa, guai a investire per proteggere la democrazia in un mondo che la odia: per loro, ogni centesimo speso per la vita umana è uno «spreco bellicista».
Peccato che questo pacifismo a targhe alterne valga solo quando c’è di mezzo lo Stato. Perché, nelle piazze, l’amore per il disarmo evapora magicamente. Lì la violenza delle frange estreme diventa «resistenza», e i messaggi dei nuovi brigatisti, infarciti di asterischi schwa per scimmiottare quel woke che tanto piace ai salotti buoni, nascondono la solita, vecchia ferocia. La guerra, insomma, si può fare: ma nelle nostre strade, con autonomi e anarchici armati di odio.
Si arriva a giustificare l’orrore di Modena, dove un terrorista sì, chiamiamolo col suo nome ha falciato passanti innocenti. O il radicalismo di chi si scaglia contro i Pride, quegli stessi raduni dove si sventolano bandiere palestinesi cacciando gli israeliani. È il paradosso degli ignoranti: inneggiano a regimi che i gay li impiccano, disprezzando l’unica democrazia che li protegge. È il pacifismo degli ipocriti, quello che vorrebbe l’Europa inerme davanti ai dittatori, ma che nel frattempo arma le piazze con le munizioni più pericolose: l’odio e la cecità.
