Il Papa in Libano sfida l'integralismo: "Falsifica la fede"

Nel Nord del Paese scontri e morti. Ma a Beirut accoglienza festante

Non ha rinunciato alla visita e nemmeno alla scelta del giorno più difficile: il venerdì di preghiera che si è trasformato in furia in tutto il Medio Oriente. Ma Benedetto XVI, accolto ieri a Beirut in un clima di festa, ha fatto di tutto per trasformarlo in giorno di dialogo. Anche il Libano è coinvolto nella tempesta scatenata dal film anti islam: nel Nord del Paese una persona è morta durante gli scontri mentre un fast food della catena americana KFC, è stato dato alle fiamme.
Per Benedetto XVI, «pellegrino di pace" la visita era «necessaria», viste le fiamme nuovamente divampate in Medio Oriente e la mancata cessazione delle violenze in Siria. Serviva «dare questo segno di fraternità, di incoraggiamento, di solidarietà: invitare al dialogo, alla pace, essere contro la violenza, trovare la soluzione dei problemi». Questo il senso della tappa nel Paese dei Cedri, ha spiegato il Pontefice.
Papa Benedetto ha definito la primavera araba «positiva», ma ha dato una strigliata agli estremismi: «Il fondamentalismo è sempre una falsificazione delle religioni». Con questa frase, dettata in aereo, è atterrato. E ad accoglierlo c'erano le massime autorità politiche del Paese con un governo targato Hezbollah: 19 ministri su 30. Gli Stati Uniti considerano il Partito di Dio un movimento terroristico, ma non l'Unione europea. Padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, in merito ha glissato: «Non ho da dirvi una posizione della Santa Sede su Hezbollah», ha spiegato alla vigilia.
Il presidente Michel Suleiman, cristiano maronita, ha accolto il Papa come «portatore di pace in una terra di martirio, ma anche di convivenza tra le comunità». In Libano la presenza di cristiani è infatti massiccia, se rapportata agli altri Stati musulmani, ma sono sempre meno inseriti nei gangli del potere politico. Via dunque al secondo richiamo papale: «I cristiani del Medio Oriente devono poter applicare, sia nel matrimonio che altrove, il proprio diritto, senza restrizioni». Hezbollah ha risposto con calore e intelligenza politica, senza incidenti né manifestazioni di dissenso. Il movimento islamico non ha mai rinunciato alla sua ala militare indipendente, le milizie che operano soprattutto a Beirut e nel Sud del Paese al di fuori dei regolamenti delle forze ufficiali libanesi (Laf). Benedetto XVI ha definito «peccato grave» il mercato delle armi (che riguarda tanto la Siria quanto il Libano). La condanna dell'import-export è stato un messaggio per tutti, anche per Hezbollah.
A fine agosto, il quotidiano al Joumhouria, descriveva infatti un nuovo schieramento intorno ai villaggi del sud, un'esercitazione di tre giorni con 10 mila militari in previsione di un'offensiva dell'esercito israeliano come ipotetica risposta ai recenti sconfinamenti libanesi. I vertici militari di Hezbollah avrebbero simulato incursioni oltre il confine. Per parte della stampa israeliana, con lo scopo di studiare l'occupazione della Galilea. Benedetto XVI si è dunque rivolto a tutte le religioni: «Dio invita a creare pace nel mondo, e compito delle fedi nel mondo è creare la pace». Nell'Esortazione Apostolica firmata a Beirut, Benedetto XVI ha inoltrato anche un altro richiamo: «Le donne devono impegnarsi ed essere coinvolte nella vita pubblica ed ecclesiale». Anche nei tribunali ecclesiastici, «alla pari dell'uomo e senza ingiustizie».