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Iran, Meloni: "Le basi italiane sono il problema principale". E sul referendum: "Vittoria del 'No' legittimazione di correnti e magistrati negligenti"

Il premier è stato intervistato da Nicola Porro sui temi legati alla guerra e al referendum: “Io non mi dimetto”

Iran, Meloni: "Le basi italiane sono il problema principale". E sul referendum: "Vittoria del 'No' legittimazione di correnti e magistrati negligenti"
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Giorgia Meloni ha rilasciato una lunga intervista a Nicola Porro nel corso di Quarta Repubblica, duarante la quale ha affrontato i principali temi di politica internazionale a partire dal nodo dello Stretto di Hormuz. Se da una parte, infatti, Donald Trump preme affinché i Paesi della Nato intervengano nello Stretto di Hormuz, gli altri Paesi, inclusa l’Italia, al momento non sono intenzionati a intervenire. “Quello che noi possiamo fare adesso e' rafforzare la missione Aspides, quindi parliamo del Mar Rosso. Sullo Stretto di Hormuz, chiaramente è più impegnativo, perché vorrebbe dire fare un passo avanti verso il coinvolgimento”, ha dichiarato il premier.

“Da una parte per noi è fondamentale la libertà di navigazione, che è oggetto anche oggi di uno statement che è stato fatto con i nostri partner. Intervenire significa oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento”, ha aggiunto. E l’Italia, come più volte dichiarato dal presidente del Consiglio e dal presidente della Repubblica, non è in guerra e non intende entrarci. Tuttavia, il premier Meloni in questo momento ha un pensiero costantemente rivolto verso i militari italiani che si trovano di stanza in Medioriente, già colpiti in diverse occasioni. E le basi italiane, ha spiegato Meloni, “sono il mio primo problema oggi, il primo problema principale, anche perché la riforma della giustizia l'ho già fatta, più di parlarne non posso fare”. Adesso, ha spiegato, “c’è un tema di monitoraggio, di attenzione verso i nostri militari che sono molti nell'area, particolarmente per quello che riguarda Erbil e il Kuwait, anche se i militari che sono rimasti sono quelli strettamente necessari a far camminare missioni importanti, contro il terrorismo internazionale”. In questo momento l’Italia lavora “per una de-escalation, per fare in modo che la guerra possa finire e che possa tornare la diplomazia”.

C’è stato ovviamente tempo e spazio per parlare della riforma della Giustizia. “È evidente che una vittoria del 'No' sarebbe una legittimazione di tutto quello che noi stiamo cercando di superare, di risolvere, di combattere. Sarebbe una legittimazione appunto dei casi di magistrati negligenti che fanno carriera, della spartizione correntizia, dell'irresponsabilità, delle sentenze surreali che abbiamo visto copiosamente, particolarmente in questi mesi”, ha spiegato il premier Meloni. Il Pd, ha aggiunto il premier, “sosteneva la separazione delle carriere che dovrebbe dire? E il Movimento Cinque Stelle che sosteneva il sorteggio per i membri del Csm che dovrebbe dire? Nicola Gratteri che era per il sorteggio dei membri del Csm che dovrebbe dire?”. Il premier ammette di non capire il motivo per il quale ora abbiano cambiato idea ma lei difende la sua impostazione: “Applichiamo il programma con il quale ci siamo presentati al cospetto dei cittadini. In quel programma c'era la riforma della giustizia nel senso in cui l'abbiamo fatta. I cittadini hanno votato quel programma a maggioranza e noi abbiamo dato seguito a quella iniziativa. Dopodiché, se i cittadini oggi avessero cambiato idea, io ne prendo atto”.

Il premier ha sottolineato di essersi sempre “fidata dell'intelligenza dei cittadini e penso che la prima cosa che i cittadini vedono in questa campagna elettorale è che i toni sono oggettivamente oltre. E quando i toni sono così accesi o gli scenari che si paventano sono così drammatici, spesso è perché non si può dire la verità”. Quindi, ha ribadito ciò che la sinistra non vorrebbe mai sentire: “Questa non è una riforma di destra non è una riforma di sinistra è una riforma di buonsenso e tutte le persone di buonsenso che siano di destra o di sinistra devono cogliere l'occasione di modernizzare questa nazione. Io intendo arrivare alla fine della legislatura e farmi giudicare dagli italiani sul complesso del lavoro che ho fatto quindi non avrebbe senso che io mi dimettessi anche nel caso di vittoria del No”. Un passaggio, in relazione al rapporto con i giudici, Meloni lo ha dedicato anche al caso dei centri in Albania, sottolineando di aver fatto riferimento a “delle sentenze che esistono e che riguardano particolarmente il tema dell'Albania, dove si continuano a liberare migranti illegali che noi mandiamo in Albania ai fini del rimpatrio, nonostante siano anche dei criminali. Questa iniziativa dell'Albania ai giudici non piace dall'inizio, perché hanno fatto convegni per dire che non funzionerà, 'possono mandarci tutti i migranti che vogliono, li rispediremo indietro'”.

Ma, ha aggiunto evidenziando il paradosso dei giudici, “quando ho visto che addirittura venivano liberate persone che erano state condannate per violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo, violenza sessuale su un minore, oggettivamente credo che, nel tentativo di creare problemi al governo, si finisca per impattare sui cittadini”.

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