«Paralizzato dopo una rapina, in barca torno a vivere»

nostro inviato a Rimini

C’è una stella con la «S» maiuscola che si chiama Andrea e che brilla nel firmamento delle storie di chi non molla. Mai, neppure quando sembra che ti seghino la vita in due. Dalla vita in giù. Andrea Stella ha trentatré anni. Da nove, da quando gli hanno sparato, è su una sedia a rotelle. Ma la passione per la vela lo ha fatto continuare a volare. Sull’acqua. Ora guida un’Associazione, «Lo Spirito di Stella», che porta per maredisabili come lui e giura che «le barriere più ingombranti? Stanno nella nostra mente».
Andrea, la tua vita è cambiata una notte in Florida. Racconta.
«Decido di festeggiare la laurea in legge con un corso d’inglese a Fort Lauderdale. Una sera raggiungo un amico: strada buia, un cul de sac. Scendo dall’auto presa a nolo e citofono. Tempo di voltarmi e li noto lì, a trafficare sull'auto».
Quanti e chi erano?
«Quattro balordi, cappuccio in testa, probabilmente strafatti di crac».
E ti hanno aggredito?
«Hanno sparato appena visto: fegato e polmone andati».
Hai rischiato la pelle.
«In bilico tra la vita e la morte per 45 giorni. Poi il verdetto: carrozzina per sempre per una lesione alla colonna vertebrale».
Però hai un sorriso che commuove. Come fai?
«All'inizio è stata durissima. Volevo farmi fuori, ero superdepresso».
Ma?
«Mi hanno aiutato i miei genitori, gli amici e il vento».
Il vento?
«La voglia di tornare in mezzo al mare, a vele spiegate».
Ma c'è un ma.
«Avevo una barca. Motoscafo, però. E quando vai di bolina s'inclina troppo».
Quindi?
«Il primo settembre 2001 ho cominciato a costruirmi un catamarano su misura, a Dervio sul lago di Como. Più stabilità con due scafi, tutti gli accessi più larghi per passare con le mie due ruote».
E?
«Dopo 18 mesi l'ho messo in acqua e ho ricominciato a vivere».
Come si fa a portare una barca sulla sedia a rotelle?
«Si fa. Anche col piombo nelle gambe. Da subito ho sentito il bisogno di raccontare la mia storia, di far vedere che uno ce la può fare».
E sono usciti i primi articoli di giornale.
«Sì. E con questi la mia voglia di condividere la mia passione con chi è disabile come me».
Ed è salpata l'Associazione.
«Sette tappe nei porti d'Italia, 70 giornate di attività velica all'anno, 700 persone coinvolte ogni anno. Tutto gratuito grazie agli sponsor».
Il tuo è l'unico catamarano al mondo senza barriere architettoniche?
«Sì. Ma le barriere più ingombranti stanno nella nostra mente».
E tu le hai abbattute.
«Lo possono fare tutti. Si può pure attraversare l'Atlantico».
Fatto?
«Nel 2004. Con due assi della vela come Giovanni Soldini e Mauro Pelaschier. Partito da Genova, arrivato a Miami».
Ecco lo "Spirito di Stella".
«Che non si esaurisce nella vela. Ho un progetto per la terra ferma: un'idea venuta anche per merito del Re di Spagna».
Juan Carlos?
«Lui. Nel 2005 è salito sul catamarano. Era interessato perché ha una sorella non vedente dalla nascita».
E?
«Mi ha detto: geniale! Bisognerebbe costruire così anche le città. E voglio far qualcosa».
In che modo?
«In Veneto, dove abito, costruirò delle case completamente accessibili ai disabili. Le darò in uso temporaneo e gratuito».
Geniale.
«Dopo trent'anni diventeranno comunali e così facendo farò capire che esiste un modello progettuale che costa poco, accessibile a tutti. E che farà capire che ce la si può fare.Sempre».

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