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La Milano di Matteo Perego, il sottosegretario proposto da Forza Italia come candidato sindaco del centrodestra «Niente primarie: decidono i leader, ma saremo uniti. Majorino o Calabresi? Due facce della stessa medaglia»

“Parcheggi e carcere, ecco i piani”

Il sottosegretario proposto da Fi come candidato sindaco Matteo Peredo di Cremnago racconta i piani per mobilità, sicurezza e “parchi da rifare”

Gabriele Albertini con Matteo Perego di Cremnago e Letizia Moratti. Incontro di Forza Italia agli East End Studios di Via Mecenate. Giovedì 9 ottobre 2026. Milano, Italia. (foto Stefano Porta / LaPresse) Forza Italia meeting at the East End Studios on Via Mecenate. Milan, Italy - October 9, 2026 (photo Stefano Porta / LaPresse)

Matteo Perego di Cremnago, sottosegretario alla Difesa, proposto da Forza Italia come candidato del centrodestra. Gabriele Albertini ha detto che fare il sindaco è «un sequestro di persona del consenziente» e i sondaggi ad oggi danno avanti il centrosinistra. Chi glielo fa fare? E perchè Fi e Lega fanno a gara per intestarsi la città più ostica?

«Milano è la mia città, qui è nata Fi ed è quella che può meglio recepire le ricette liberali del nostro movimento ma soprattutto è la capitale economica, sociale, culturale d’Italia. Poter servire i milanesi è una grande responsabilità e un onore. Chiunque faccia politica davanti a una sfida di questo tipo non può che entusiasmarsi e mettersi a disposizione.

Salvini insiste sulle primarie e Fi chiude. Perchè?

«Innanzitutto, torniamo a parlare di idee è quello che i milanesi si aspettano. Le primarie sono uno strumento usato abitualmente dalla sinistra, divisa su tutto, per cercare una sintesi. I nostri leader faranno la scelta migliore nell’interesse di chi andremo a servire, è nella tradizione del centrodestra. Sarebbe inusuale cambiare metodologia e proprio in questa città che ci deve trovare compatti e pronti a offrire un’alternativa di governo».

E sarete compatti? Giorni fa Fi non ha escluso una corsa solitaria della Lega.

«No, l’obiettivo comune è arrivare coesi».

Perchè i leader dovrebbero preferire lei a Lupi e Sardone?

«Ho grandissimo rispetto e stima sia di Silvia che di Maurizio e non mi permetto di giudicare il profilo degli altri candidati, preferisco parlare del mio. Sono milanese, sono stato manager in un grande gruppo di questa città (Armani, ndr.), sono stato parlamentare, sono al governo, mi occupo di tematiche di sicurezza da diverso tempo che è uno degli annosi problemi, abbiamo visto anche i dati recenti pubblicati dal Sole24Ore».

Meglio una sfida contro Calabresi o Majorino?

«Sono due facce della stessa medaglia, entrambi si ritroveranno con la stessa squadra che ha portato alle difficoltà che Milano vive oggi, sono, volenti o volenti, in continuità con la giunta Sala».

Sala è stato ostaggio dei Verdi, il prossimo sindaco di sinistra avrebbe in giunta anche i 5 Stelle.

«Le ricette ideologiche che propone a livello nazionale il campo largo si scontreranno ancora di più con il bisogno di concretezza, dinamismo e ricette liberali della città».

Emergenza sicurezza, come si risolve?

«Sulla sicurezza ma anche su altri aspetti, economia, fiscalità, Milano deve poter avere legge speciale. Rappresentiamo 200 miliardi di Pil, non possiamo non avere un regime agevolato o godere di una legge speciale. Più poteri alla polizia locale. Poi più tecnologia, telecamere e droni. E tra i temi da mettere sul tavolo c’è il trasferimento del carcere di San Vittore, serve un luogo più adatto se davvero immaginiamo la detenzione come recupero».

Meno piazza tattiche?

«Sono figlie di un’ideologia che dal punto di vista pratico si è rivelata totalmente controproducente. Penso a Bruzzano, i commercianti hanno perso il 50% del fatturato e senza cura diventano luoghi di degrado, illegalità. Oltre ad essere colate, e vale per tante piazze oggetto di restyling».

La mobilità sarà l’altro tema clou, il Pd dirà che cancellerete ciclabili, ztl. É così?

«Si faranno meglio. Penso che in questi anni la giunta abbia disegnato le piste negli uffici, senza andare per strada e capire quali impatti avrebbero avuto sulla viabilità. Ogni scelta che impatta sulla mobilità deve essere guidata dalla sostenibilità, non dall’ideologia. E non capisco perché non possiamo incrementare il numero di parcheggi sotterranei per eliminare più auto dalle strade»

Favorevole al nuovo stadio?

«Penso sia positivo. I milanesi sono affezionati al Meazza ma bisogna saper guardare anche all’opportunità che la creazione di un nuovo stadio genera in termini di indotto, riqualificazione dell’area e dell’intero quartiere, prendiamo anche l’esperienza di altri Paesi come l’Inghilterra. Ogni ragionamento sulla tenuta del Meazza, in parte o in toto, penso vada valutata sulla base della sostenibilità dei costi».

É vero che vuole «rifare» i parchi?

«Ho tre figli di 12, 10 e 9 anni. Rifare completamente i parchi, coinvolgendo anche privati e aziende di design, è una delle priorità. Quando un cittadino, che sia bambino o adulto, entra in un parco, se è curato, pulito, matura una sensazione anche di rispetto e fiducia verso l’amministrazione. Non basta piantare un albero per avere la coscienza a posto, servono visione, progettualità, manutenzione, non gli sfalci ridotti ovunque, e trasparenza sui dati. Penso ci siano tante aziende interessate a dare un contributo, a partecipare alla bellezza e alla rigenerazione di Milano».

I leader sceglieranno il candidato entro ottobre?

«Non c’è una scadenza obbligatoria ma maggiore è il tempo di poter raccontare la nostra visione di Milano, maggiore la probabilità di intercettare la forte voglia di cambiamento. E dobbiamo guardare oltre i 9 Municipi, perché chi vive nei comuni limitrofi deve poter godere degli stessi diritti e servizi di chi vive a Milano. Sala avrebbe queste competenze, come sindaco della Città Metropolitana, anche se non le ha esercitato mai in questi anni»