Romano Prodi non ha più alcun ruolo effettivo nel Partito democratico ma la sua è ancora la voce del padre nobile, quella di chi ha tenuto le redini di un’area politica per lunghissimo tempo prima di abdicare e cedere il passo. Ma il suo punto di vista continua a essere ascoltato e, soprattutto, incisivo nella politica del Partito democratico, al quale sembra aver dettato la linea dai microfoni della Repubblica delle Idee di Bologna, invitando soprattutto Elly Schlein a mollare la presa sulla patrimoniale: “Siccome non si riesce a farla, non facciamola. Questo è il problema, di una semplicità estrema”.
Se anche Prodi, dopo anni di lotte ideologiche, è arrivato ad arrendersi davanti a un progetto ideologico, allora anche il “nuovo” Pd deve alzare la bianca. Sembra questo il messaggio lanciato dall’ex presidente del Consiglio. Ma Prodi va anche oltre e guarda a quella coalizione di centrosinistra che non si riesce a concretizzare, che non si è mai riusciti a formare a differenza di quanto accaduto nel campo della destra e del centro liberale. La l’impostazione che propone Prodi, ancora una volta, non porterà da nessuna parte perchè il Professore immagina una sinistra Pd-centrica: “Il Pd si è riorganizzato, si è rinforzato il problema è prendere il governo. A me interessa la costruzione di una coalizione attorno al Pd di diverse voci che possono confluire in un unico programma”. Ma questa visione è lontana da quanto oggi può essere costruito: nessun partito, tanto meno il M5s, accetterebbe di buon grado un subordine al Pd, tanto meno Giuseppe Conte accetterebbe il ruolo di vassallo di Schlein.
“La primaria deve avvenire dopo un processo di definizione su cui si fa la primaria”, ha detto ancora Prodi, aggiungendo che “non deve essere 'io voto per lui o per lei' e basta, ma perché fa questo o l'altro, allora diventa una primaria seria. La primaria non è né sacra né da biasimare, è uno strumento da usare in modo appropriato”. Dal palco di Bologna, poi, ha snocciolato anche la sua analisi sul futuro del centrodestra: “Io ritengo che Vannacci stia crescendo stando fuori. Ma poi starà dentro ad appoggiare il governo, il problema si sposta su Forza Italia.
Vannacci ha tutto l'interesse a essere forte, a far pesare, a ricattare la maggioranza, ma finora si è sempre dichiarata l'incompatibilità tra Forza Italia e Vannacci, questo è il problema che dovranno risolvere. Potranno farlo con Vannacci fuori dalla maggioranza, ma sarebbe un suicidio, e i suicidi si fanno solo quando si è alla disperazione”.