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Pgt, no dei costruttori. “Servono 35mila case. E così si blocca tutto”

Il rischio è che la variante, dopo le inchieste, finisca per rallentare ulteriormente le pratiche. Biffi (Assolombarda): “Serve adeguato confronto”

«Gli investitori vanno dove c’è certezza. Nel momento in cui le regole sono incerte, gli investitori scappano». La denuncia di Giovanni Deleo, presidente di Assimpredil Ance, fotografa la preoccupazione del mondo dell’edilizia per la variante al Piano di governo del territorio (Pgt) che il Comune di Milano si prepara a portare avanti. Il timore è che le nuove norme invece di sbloccare una città già alle prese con il rallentamento delle pratiche edilizie, finiscano per complicare ulteriormente le autorizzazioni, frenando la costruzione di abitazioni e la riqualificazione di aree degradate.

A lanciare l’allarme sono nove associazioni del comparto: Assimprendil Ance, Acai Milano, Aspesi, Assoimmobiliare, Compagnia delle Opere Milano, Cna Milano, Conf cooper ative Habitat Lombardia, Legacoop Lombardia ed Unione Artigiani della Provincia di Milano e della Provincia di Monza e Brianza. Il numero dell’emergenza è quello dei 35mila alloggi di domanda abitativa stimata. Eppure, secondo gli operatori, la variante rischia di rendere più difficile aumentare l’offerta, rallentando le ristrutturazioni. «Andrebbe cambiata l’impostazione, le regole che stanno introducendo sono estremamente vincolanti», attacca Deleo. «Stiamo cambiando le regole del gioco, cosa ci aspettiamo? Ulteriori blocchi, crisi occupazionali e una città che non riceve risposte sul tema dell’abitazione».

La proposta è netta: prima riorganizzare gli uffici comunali, mettendoli nelle condizioni di lavorare, poi intervenire sulla normativa. Un ulteriore monito arriva da Marco Accornero, segretario generale dell’Unione Artigiani della provincia di Milano. Le imprese artigiane coinvolte sono 60mila, con 200mila addetti, e il rischio stimato per la categoria è di 1,5 miliardi di euro di lavori bloccati. «Se si blocca la rigenerazione urbana si blocca una parte importante dei lavori per le nostre imprese», sottolinea, evidenziando la contraddizione di una città che lamenta la mancanza di abitazioni ma rischia di ostacolare gli interventi nelle aree già costruite e degradate. Nel mirino anche l’esclusione della valutazione ambientale strategica, contestata da Compagnia delle Opere Milano. Legacoop Lombardia avverte invece che i ritardi compromettono i piani finanziari e possono impedire nuove iniziative, comprese quelle delle cooperative. Le associazioni chiedono norme più chiare, tempi certi e strumenti per favorire l’edilizia residenziale sociale.

La partita è anche politica. Riccardo Truppo ed Enrico Marcora, esponenti di Fratelli d’Italia in Comune, contestano la scelta di intervenire a pochi mesi dalle elezioni: «È del tutto inopportuno e scorretto impegnare la prossima amministrazione su scelte strategiche così rilevanti». Il rischio, secondo il partito, è che il passaggio tra le vecchie e le nuove norme aggravi ulteriormente il blocco dei cantieri. Intanto, oggi le associazioni presenteranno le proprie osservazioni agli uffici competenti. La richiesta a Palazzo Marino è di correggere la rotta prima che le nuove disposizioni si traducano in altri ritardi. Perché a Milano il timore degli operatori è che costruire, recuperare e riqualificare diventi sempre più difficile.

Sulla questione è intervenuto anche il presidente di Assolombarda, Alvise Biffi: «Milano ha bisogno di regole urbanistiche capaci di accompagnare le trasformazioni della città», ha detto, sottolineando che la Variante normativa al Pgt deve essere accompagnata da un percorso di valutazione e confronto adeguato alla portata delle modifiche proposte.

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