Ci sono cose che a Milano non passano mai di moda: l’aperitivo, il risotto giallo e il corteo che si presenta con le bombe carta già accese, come quegli ospiti che arrivano a cena con la bottiglia stappata. Quello di «Italia in Piazza», ieri pomeriggio, non ha fatto eccezione. Il tema, sulla carta, era il carovita. Il movimento è nato sui social, senza sigle né partiti, ed è stato convocato in tredici città in contemporanea con le proteste francesi.E infatti Milano, per qualche ora, ha giocato a fare Parigi. In piazza c’erano oltre 5mila persone, moltissimi giovanissimi. Fumogeni alla partenza e, in via Broletto, il repertorio completo: sassi, bottiglie, oggetti assortiti contro la polizia. Poi una carica di alleggerimento e il corteo si spezza in due, una metà bloccata in via Broletto e l’altra verso il Duomo. Doppia carica più decisa, fuggi fuggi, contusi. E i tavolini divelti, Il momento culturalmente più alto lo regala il coro: Tout le monde déteste la police. In francese, perché l’odio in italiano fa provincia. Poi un agente in borghese, ferito alla testa, viene deriso in coro mentre lo soccorrono: è lì che la protesta diventa una curva da stadio.Il secondo tempo è quello che conta. Tra via San Prospero e piazza Cordusio la polizia viene bersagliata da gruppi vestiti di nero, a volto coperto. Sembrano i vecchi black bloc, ma invece sono 12 e 13enni incensurati che adesso, una volta scesi in corteo, si fanno chiamare «Generazione Gaza»: ragazzini delle periferie, tanti di seconda generazione, con la bandiera albanese per inneggiare alla rivolta di Tirana. Del carovita non importa loro niente: il corteo è il pretesto, il centro è il bersaglio, la noia la grande e potentissima miccia. È con questa gioventù posta il video su Tik Tok mentre assalta un negozio che ormai ci si deve confrontare.Mentre la parte tranquilla del corteo va verso il Monumentale, maranza e non si prendono piazza Duomo e la trasformano in un campo di battaglia, come Genova durante il G8 del 2001. Sfruttano la grandezza della piazza: assalto improvviso, sassi e transenne contro gli agenti, e subito la fuga all’indietro. Uno scaglia perfino un estintore contro i reparti in antisommossa; nel mirino finisce anche una camionetta dei carabinieri rimasta isolata. Poi le grida: «C’è una ragazza ferita, aiuto!». E la giovane viene soccorsa da altri manifestanti finché non arriva l’ambulanza. Lacrimogeni, piazza evacuata, qualcuno venuto davvero per il carovita se ne va piangendo.L’ultimo atto va in scena nel salotto buono. Un centinaio di ragazzi in nero spadroneggia in Galleria Vittorio Emanuele II, finché la polizia non carica anche lì. Esplodono bombe carta sotto la cupola, i turisti filmano, i commessi restano asserragliati nei negozi del lusso con le saracinesche abbassate, una signora anziana sviene.A sera il bilancio è di una quarantina di manifestanti portati in questura e una decina di feriti in tutto. Quindi si contano pensiline Atm e vetrate di palazzi storici danneggiate, scarpe perse nella corsa, rapine nei negozi.A Torino, infiltrata da maranza e antagonisti di Askatasuna, la protesta è arrivata fino alla stazione di Porta Nuova, evacuata dopo che qualche decina di ragazzi aveva messo a soqquadro la Feltrinelli. In una libreria, almeno, ci sono entrati: per rovesciare i libri, non per leggerli. A Bologna, invece, gli studenti sono stati fermati con idranti e lacrimogeni.

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