Un forte allarme arriva da Confprofessioni sull’inserimento, nel decreto-legge per l’attuazione del Pnrr, dell’articolo 29 che interviene sulla vigilanza dei fondi sanitari integrativi e sociosanitari. Secondo la Confederazione delle libere professioni, si tratta di una norma dal grande impatto sul sistema della sanità integrativa ma priva di un collegamento diretto con gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con la conseguenza di perseguire un obiettivo di fondo condivisibile ma con strumenti inadeguati e potenzialmente controproducenti.
A esprimere la posizione della Confederazione è il presidente nazionale Marco Natali, che evidenzia il rischio di un utilizzo improprio della decretazione d’urgenza.
«Ravvisiamo il rischio concreto che l’urgenza dettata dalle scadenze europee diventi il grimaldello per introdurre una riforma che non ha nulla a che vedere con le missioni del Piano», afferma Natali. «La norma non attinge ai fondi del Pnrr e interviene su un settore sul quale il Parlamento ha già avviato un importante percorso di riflessione istituzionale». Nel merito, la disposizione contenuta nell’articolo 29 attribuisce alla Commissione di vigilanza sui fondi pensione il compito di vigilare sui fondi sanitari e sociosanitari integrativi del Servizio sanitario nazionale, prevedendo anche l’istituzione di un apposito Albo e un sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie tra iscritti e fondi.
Il nuovo organismo di vigilanza sarebbe chiamato a controllare diversi aspetti della gestione dei fondi: dall’organizzazione alla solidità finanziaria, fino alla trasparenza delle informazioni fornite agli iscritti. Inoltre, con propri regolamenti, la Covip dovrebbe stabilire criteri di classificazione dei fondi e requisiti patrimoniali e di bilancio.
Il finanziamento di questo sistema di controllo verrebbe garantito attraverso un contributo a carico degli stessi fondi sanitari, fino allo 0,2 per mille delle risorse destinate alle prestazioni.
Secondo Confprofessioni, tuttavia, questo meccanismo presenta evidenti criticità. «Siamo da sempre favorevoli a misure che migliorino la trasparenza, ma appare singolare che si proceda a una riforma del settore partendo dalla vigilanza e assegnando la regolamentazione alla medesima autorità chiamata a svolgere i controlli in base a quelle stesse norme» sottolinea Natali.
La Confederazione ricorda che i fondi sanitari integrativi rappresentano oggi uno dei pilastri del welfare italiano. Il sistema coinvolge oltre 16 milioni di iscritti e garantisce ogni anno prestazioni sanitarie per più di 3 miliardi di euro, contribuendo in modo sussidiario ad alleggerire la pressione sul Servizio sanitario nazionale.
«Non siamo in presenza di una semplice disposizione tecnica osserva Natali - parliamo di una norma che incide su un pilastro del welfare nazionale costruito nel tempo dalle parti sociali, alimentato da risorse private e capace di sostenere, in modo sussidiario, il Servizio sanitario nazionale».
Per queste ragioni, Confprofessioni chiede al Parlamento di riconsiderare l’impostazione della norma e di affrontare il tema della sanità integrativa nell’ambito di una riforma organica del settore, attraverso un confronto ampio e condiviso con le parti sociali.
«Se gli obiettivi sono senz’altro condivisibili, quantomeno con riferimento alla trasparenza, non possiamo metterli a rischio con un intervento approssimativo.
Serve una riforma capace di valorizzare il lavoro già avviato dal Parlamento - conclude Natali - e di preservare l’autonomia delle parti sociali che hanno costruito negli anni il sistema della sanità integrativa».