La Polverini si dimette

Lo sfogo dell'ex governatore: "Inorridita da quanto avvenuto: prendetevela con Mario Abbruzzese. Volevo vedere fino a che punto questo consiglio si dimostrava vile"

La Polverini si dimette

Roma - «Questi signori li mando a casa io». Renata Polverini con sguardo stanco e fiero annuncia all'ora di cena le dimissioni da presidente della Regione Lazio e dichiara al contempo guerra al «sistema allucinante», agli «amici» della maggioranza che hanno scatenato «una faida nel Pdl» e ai «nemici» dell'opposizione, protagonisti e comparse dell'incubo che ha vissuto per due anni e mezzo e da cui si dice «libera, finalmente».
Le dimissioni «irrevocabili» di Polverini arrivano al termine di un lunedì da psicodramma, trascorso a fare la conta dei consiglieri dimissionari (prima 22 poi 26 fino ad arrivare a quota 29), a spiare le intenzioni dei sei consiglieri dell'Udc diventati l'ago della bilancia. Ma lei, almeno a suo dire, aveva deciso già da domenica sera, quando si era resa conto che sarebbe stato impossibile restare in sella a un cavallo ormai senza redini, e che avrebbe minimizzato il danno di immagine gettando lei stessa la spugna: «Comunico - dice alla stampa riunita al residence Ripetta a sentire più il come che il cosa, e che le rende onore con qualche applauso - ciò che ho detto ieri a Napolitano e poi a Monti». La giornata di ieri le è servita ad ascoltare i vertici del Pdl, a declinare gli inviti del segretario Angelino Alfano a tenere duro, a guardare lo spettacolo d'arte varia dei consiglieri intenti chi a salvare lo scranno, chi a minacciare dimissioni senza poi darle.

È una Polverini sollevata, che ha le scarpe piene di sassi, da togliere e lanciare in tutte le direzioni. Prima di tutto, naturalmente, a Fiorito (che lei non nomina mai) e ai suoi fratelli: «Ho interrotto il cammino di un consiglio non più degno di rappresentare il Lazio», pieno di «personaggi da operetta» che «hanno fatto cose raccapriccianti». Ma anche con gli esponenti dell'opposizione-quaquaraquà: «Potevano consegnare le dimissioni e non lo hanno fatto e hanno tentato di scaricare la responsabilità sulla giunta». Lei continua a dirsi innocente («Arriviamo qui puliti») e lancia minacce: «Da domani ciò che ho visto lo dirò. Le ostriche viaggiavano comodamente già nella giunta prima di me, quindi non ci sto alle similitudini e nessuno si permetta di dire una parola su me e i miei collaboratori». Collaboratori che alla fine della conferenza avranno un alterco con alcuni giornalisti, definendoli «avvoltoi».
Ciò che piace a Renata è che «in questi giorni ho mangiato poco e dormito poco, e quindi sono dimagrita, e tutti mi dicono che sto bene». Ciò che non le piace, è aver lasciato il lavoro a metà: «Con il blocco della mia azione riformatrice ci saranno gravi ripercussioni sul paese: abbiamo fatto 5 miliardi di tagli perché lo volevamo e perché abbiamo avuto come effetto il dimezzamento del disavanzo sanitario portandolo a 700 milioni». Non a caso «la Regione Lazio di Renata Polverini ha lo stesso rating del governo Monti». Renata da oggi si godrà «la sveglia che non suona» e basta questo a renderla «una donna felice». Poi tornerà la politica, quella che lei ha imparato a fare e che gli altri «dovranno ricordarsi come si fa». Prossimo indirizzo, l'Udc che le recapita per tutto il giorno messaggi di stima e a cui appartiene il suo vice Luciano Ciocchetti, che le fa da angelo custode davanti ai microfoni. Come del resto, sponda Pdl, Alfano («Una scelta di grande dignità») e Daniela Santanchè («Bene ha fatto la Polverini a dimettersi. Ed è solo l'inizio». Festeggia il centrosinistra: «Un successo delle opposizioni, un segno del fallimento del centrodestra», dice Massimo D'Alema a Otto e Mezzo. «La vittoria della gente onesta», dice il capogruppo dei Verdi Angelo Bonelli.

Le dimissioni di Polverini saranno formalizzate nei prossimi giorni, e il consiglio sarà sciolto. Le elezioni saranno indette nei prossimi 90 giorni e si svolgeranno entro altri 90 giorni, quindi il voto si dovrebbero svolgere entro la fine di marzo, forse in un election day con le elezioni per il Campidoglio. Nel frattempo la giunta Polverini resterà in carica per l'ordinaria amministrazione e i consiglieri al loro posto fino all'insediamento del nuovo consiglio. Altri sei mesi di indennità per tutti: così anche i finti dimissionari del centrosinistra si sono garantiti un supplemento di privilegi. Almeno di questo devono ringraziare Polverini.

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