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Primarie, i dubbi di Avs. E Renzi snobba i veti 5s

Decisa la tempistica ma non le modalità. I centristi pressano per il ballottaggio. Bonelli e Fratoianni: “Un nostro candidato? Dobbiamo pensarci...”

Nicola Fratoianni, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, durante l�?evento Terra. Roma 8 settembre 2026. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Un minuto dopo la conclusione del vertice in videoconferenza - che ha prodotto una bozza di roadmap per i campolarghisti - i fari della discussione si sono spostati sulla modalità delle primarie. Un turno o doppio turno? È questo il grande dilemma a cui oggi nessuno sa rispondere. Se «il processo unitario appare irreversibile», come predicano ai piano alti Nazareno, e che dunque si va verso una coalizione extra large con dentro uno o due centri, non è ancora chiaro se la consultazione per la selezione della premiership si farà o meno con il ballottaggio. A oggi le candidature in campo sono due. Va da sé, Giuseppe Conte, leader del M5S, ed Elly Schlein, segretaria del Partito democratico. Non è ad esempio ancora chiaro quale sarà l’atteggiamento di Alleanza Verdi e Sinistra. Ieri mattina, in un’intervista a Repubblica, Angelo Bonelli ha aperto all’idea di una candidatura di Avs. Salvo poi contattato da il Giornale raddrizzare il tiro: «Dobbiamo ancora decidere con Nicola». Segno evidente che lì prima di ogni cosa si porrà il dilemma: chi farà il frontman fra Bonelli e Fratoianni? Evidente

che la questione si porrà se la partita si disputerà a due turni. Ma è altresì evidente che in caso di turno unico il duo Fratoianni-Bonelli sarebbe in difficoltà perché dovrebbe decidere da che parte stare: con Elly o con Giuseppe? Di sicuro la base di Avs è storicamente più vicina ideologicamente alla piattaforma della sinistra del Pd e in particolare ai temi portati avanti dalla segretaria Schlein. Però nell’ultima fase si sono create assonanze fra i vertici di Avs e l’avvocato del popolo. Chissà.

Dunque, un turno o due turni? L’impressione è che per tenere insieme tutta la compagine del campo largo extralarge possa essere risolutorio il doppio turno. Anche perché sarebbe «tafazziano» - come usano dire i dirigenti più longevi del Pd - impedire di correre ai centristi. Fra questi c’è chi infatti come Ernesto Maria Ruffini, leader di Più Uno, teorizza l’allargamento delle primarie: «Hanno senso non tanto per trovare un nome ma per dimostrare all’elettorato di centrosinistra e al potenziale elettorato di avere trovato una visione comune da sottoporre agli elettori». E dunque per allargare è necessario consentire anche ai piccoli cespugli di presentare una proposta di candidatura.

Resta da capire quanti saranno i profili in campo del mondo più moderato. Da una parte c’è Alessandro Onorato, assessore capitolino, che gode della stima di Giuseppe Conte e Goffredo Bettini, e che è alla tolda di comando di Progetto Civico. Movimento che al momento mal si concilia con gli altri centristi, come Ruffini e Gabrielli, ad esempio. E lo stesso vale per Matteo Renzi. Già, il leader di Italia Viva. Dice Enrico Borghi, colonna del renzismo a Palazzo Madama: «Noi abbiamo un accordo con Elly Schlein. Evidente che se ci sarà un turno unico non ci metteremo a togliere voti alla segretaria del Pd. Nel caso di due turni ragioneremo con gli altri attori di Casa Riformista e decideremo il da fare». Che ci debba essere il centro ne è convinto l’eterno Clemente Mastella: «Senza il centro si tratterebbe di una sconfitta annunciata».

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