Politica

Primarie promosse dai sondaggi: sfida a due tra Alfano e la Meloni

RomaEppur si muovono. È un percorso costellato di ostacoli, trappole, dubbi, frenate e ripartenze quello delle primarie del Pdl. Un battesimo tormentato, celebrato in un momento storico in cui, complice il via libera al governo Monti, il rapporto con l'elettorato storico del centrodestra appare quantomai sfilacciato e logoro. Il trasloco definitivo degli elettori del 2008 verso altri lidi, però, non si è ancora consumato. Quindi sta agli esponenti che per la prima volta sperimenteranno lo strumento della selezione popolare del candidato, prendere ago e filo e riannodare il tessuto dell'interesse e del consenso.
Avviare il motore delle primarie, visti i tempi stretti e il generale sentimento di sfiducia verso la politica, non sarà affatto facile. Ma il barometro dei sondaggi, per la prima volta, offre segnali di luce. Se sette giorni fa una rilevazione Datamonitor - analizzata con attenzione a Palazzo Grazioli e a Via dell'Umiltà - aveva offerto un riscontro disastroso, mostrando la disaffezione dei «tifosi» vecchi e nuovi del centrodestra verso il Pdl, la misurazione di questa settimana offre alcuni spunti interessanti. Ad esempio quello sull'affluenza potenziale che Datamonitor quantifica, al momento, in 655mila persone, di cui 220mila elettori attuali del Pdl, 415mila ex elettori ora indecisi, più altri 20mila non incasellabili in precise appartenenze. Una buona base su cui lavorare, considerato che il lavoro di preparazione è soltanto alle battute iniziali e che, dopo i segnali arrivati dal Quirinale sull'election day, esiste il problema di ridisegnare il calendario e valutare se mantenere o meno il meccanismo «a tappe».
Il borsino delle candidature appare anch'esso in movimento. Rispetto alla scorsa settimana Angelino Alfano mantiene la testa e sale dal 30 al 32%. Esce dalla classifica Gianni Alemanno che ha deciso di appoggiare il segretario del Pdl e tentare di strappare un secondo mandato alla guida del Campidoglio. Si registra, però, un ingresso prepotente sulla scena di Giorgia Meloni, accreditata di un ottimo 20% e da molti individuata come la vera competitor dell'ex ministro della Giustizia. Al terzo posto si piazza il parlamentare piemontese ed ex sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto con il 15%. In quarta posizione la pasionaria del Pdl, Daniela Santanchè, con il 10%. E poi ancora: il governatore campano Stefano Caldoro e Alessandra Mussolini all'8%; l'ex presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan al 4%; il «formattatore» Alessandro Cattaneo al 2 e l'outsider Gianpiero Samorì all'1%, percentuale bassa ma rilevata prima della sua convention andata in scena a Chianciano nel fine settimana.
La partita delle candidature, peraltro, da oggi assumerà contorni più chiari. Entro la mezzanotte, infatti, i candidati dovranno ufficializzare le loro intenzioni e dire se parteciperanno o meno alla gara (mentre avranno una ulteriore settimana per presentare le firme). Salvo sorprese dell'ultima ora, Giorgia Meloni annuncerà una decisione maturata almeno da cinque giorni: quella di scendere in campo per sfidare a viso aperto il grande favorito Angelino Alfano. Una partecipazione, la sua, destinata a smuovere le acque delle primarie e creare più di una fibrillazione dentro il mondo degli ex An, ufficialmente schierato con il segretario ma ora chiamato a confrontarsi con una candidatura di bandiera e con la presenza di un personaggio popolare e fortemente in sintonia con gli umori della base.

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