“Questo progetto di legge, su cui auspico un dibattito parlamentare ampio e condiviso, ricorda a tutti noi quanto il canto degli italiani, scritto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro, sia - al pari del tricolore - prezioso custode di quei valori risorgimentali di libertà, sacrificio e unità che risuonano nei nostri cuori”. Questo il messaggio inviato dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, in occasione della presentazione della proposta di modifica dell'articolo 12 della Costituzione in materia di riconoscimento dell'Inno nazionale che si è tenuta stamattina nella Sala Kock di Palazzo Madama.
Un’iniziativa “tesa a valorizzare e preservare uno dei più significativi simboli della nostra identità nazionale" e che secondo La Russa “rafforza le nostre radici comuni, ribadisce l'orgoglio del nostro essere italiani e protegge la memoria storica e ne affida l'identità civica e morale alle future generazioni". Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi non ha mancato di inviare un suo messaggio: “L'elevazione del Canto degli italiani al rango di principio costituzionale si configurerebbe dunque quale coerente completamento di un percorso già intrapreso dall'ordinamento, riconoscendo a un elemento profondamente radicato nella coscienza collettiva la funzione di raccordare le radici risorgimentali della nazione con i valori della democrazia repubblicana".
Ancora: "I simboli della Repubblica hanno, infatti, una portata giuridica - spesso erroneamente limitata ad una lettura difensiva e protettiva dell'identità nazionale - che persegue la ben più nobile finalità di stimolare, proprio in virtù della loro carica evocatrice e talora pedagogica, i pensieri e l'azione di ciascuno”. Secondo Piantedosi, “la tutela offerta in via normativa ai simboli della Repubblica dona nuova consapevolezza a quello che potremmo definire 'patriottismo repubblicano', inteso come riconoscimento, sia individuale che collettivo, della valenza assiologica dell'architettura costituzionale".
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, nel suo messaggio, ha messo in evidenza l’importanza dell’autore del celebre inno nazionale: “Ciò che oggi celebriamo non è un capolavoro di Giuseppe Verdi o di un altro gigante del nostro pantheon, ma l'opera di un ragazzo di vent'anni. Capelli lunghi e barba fuori ordinanza: genovese per nascita e ostinazione, italiano per moto proprio dell'anima: Goffredo Mameli. Autore di uno spartito quasi clandestino, sberleffo ai tiranni del tempo e alle loro polizie". Una melodia, afferma Valditara, "riconoscibile fin dal primissimo accordo, facile da evocare tra le labbra: l'innesco popolare della rivoluzione chiamata Risorgimento. Non un "inno", ma un "canto": "Il Canto degli italiani".
Per Valditara si tratta di “un coro di voci che chiamano altre voci, per cui non serve essere particolarmente intonati e nemmeno un accompagnamento strumentale, a cui pure pensò magistralmente Michele Novaro”. Il ministro non ha dubbi sul fatto che il testo “sembra fondersi con il senso profondo di un'identità che, pur con tutte le sue contraddizioni, ha sempre saputo riconoscersi in modo naturale, concreto e immediato". Secondo Valditara, “sentirsi ‘Fratelli d'Italia’ è qualcosa in più di una semplice cittadinanza. È - ha aggiunto - la nervatura di una corrente carsica che l'inno di Mameli ha incanalato attraverso la nostra storia, per riaffiorare puntualmente nelle stagioni più tragiche e fondanti della Repubblica”. Il ministro fa riferimento alla lotta partigiana “quando si affermò tra le componenti del Cln che aspiravano ad un'Italia democratica e libera, affrancata dalla dittatura nazifascista, e lontana dal totalitarismo comunista” e, dunque, “la sua adozione de facto nel 1946 fu il naturale riconoscimento di un simbolo amato, condiviso e autenticamente popolare".
Susanna Donatella Campione, senatrice Fratelli d'Italia, organizzatrice dell’evento e prima firmataria del disegno di legge che prevede di inserire in Costituzione il riferimento al brano composto da Mameli, spiega: “L’inno d'Italia è, al pari della bandiera, uno degli elementi distintivi della nazione: come la bandiera è disciplinata all'articolo 12 della Costituzione proprio nella prima parte, nella parte valoriale, quella che sancisce i valori su cui si fonda la Repubblica, credo che sia veramente giusto che accanto alla bandiera ci sia anche l'Inno d'Italia" .
Il Canto degli italiani, infatti, inizialmente è stato adottato in via provvisoria con deliberazione del Consiglio dei ministri il 12 ottobre 1946 e solo nel 2017 ha ottenuto un riconoscimento giuridico soltanto con una legge ordinaria. "Un altro dei miei obiettivi.- spiega Campione - è proteggere l'Inno contenendolo in una norma costituzionale che, differentemente dalla norma ordinaria, è ben difficilmente modificabile, perché la nostra Costituzione è rigida e quindi per andare a modificare una norma costituzionale bisogna seguire una procedura molto complessa, che viene chiamata procedura aggravata”. La senatrice auspica che la sua iniziativa possa riscontrare la maggior condivisione possibile: "L'iter è già cominciato, ho già avuto tante adesioni anche da parte dell'opposizione, qualche altro gruppo di opposizione sta ancora facendo delle riflessioni, ma io confido veramente che durante l'iter che ci porterà all'approvazione del disegno di legge tutti i gruppi possano condividerlo, perché i simboli dell'Italia non sono né della maggioranza né dell'opposizione, ma sono di tutti gli italiani”.