Ranucci viene incalzato, ma non risponde. In pratica, fugge dal metodo che lui stesso ci ha mostrato in anni di conduzione di Report.
Lunedì sera, la trasmissione condotta da Antonino Monteleone su Rai3 ha mostrato un Ranucci nervoso, che non voleva assolutamente prendere posizione sul mandante reo confesso dell’attentato contro di lui. Dal 4 agosto, notte della perquisizione a carico di Valter Lavitola, infatti, Sigfrido non è riuscito a pronunciare parole che mostrassero una presa di distanza dal faccendiere, che ricordiamo essere sua fonte, amico, ma anche presunta mente dell’azione dinamitarda. Dice che vorrà parlare con la magistratura, ma ha già avuto due opportunità: la prima il 17 ottobre, il giorno dopo l’attentato, la seconda il 2 luglio, dopo l’arresto degli esecutori materiali. E, proprio davanti ai carabinieri e all’autorità giudiziaria, ha fornito qualunque pista (alcune estremamente fantasiose) senza però mai fare il nome del faccendiere e del suo factotum, il camerunense Clesio Gomes Tavares, ricercato e latitante in Africa. «Chi è Corrado?», gli chiede l’inviato di Filorosso in riferimento al nome pronunciato dai presunti esecutori materiali nelle intercettazioni e poi da Ranucci nella telefonata del 4 luglio con Lavitola. Un nome su cui il conduttore sembra aver fatto confusione a soli due giorni di distanza tra una testimonianza e l’altra. Prima a Il Fatto Quotidiano aveva indicato il nome dello 007 Marco Mancini (che ha poi proceduto per vie legali), mentre ai pm aveva detto che si trattava di un esponente del Clan Moccia. Ma all’inviato risponde con ironia, sviando quindi dal focus principale: «Un bravissimo conduttore», dice mentre va via protetto dalla sua gente. Un faccia a faccia avuto anche con Ivan Grieco l’inviato di Pulp Podcast (di Fedez e Mr Marra) trattato con una grande sufficienza quando gli ha fatto notare che «il metodo Report» abbia sempre funzionato in modo diverso rispetto a come lui pretende ora di essere trattato. «Pensa al metodo tuo» è la risposta del conduttore. Anche se Grieco gli fa notare che lui «rivendica un’amicizia con una persona che gli ha messo una bomba sotto casa». Ma Sigfrido replica che «sta roba la spiego agli inquirenti», non discostandosi da Lavitola ma dicendo che «io non sono puro. Se potessi andare a cena con Totò Riina io ci andrei». Una frase che ha generato un certo stupore. Ma non è certo la prima: dopo il presunto complotto delle destre mondiali contro di lui, l’accostamento agli eroici Falcone e Borsellino e quello di Report al Giubileo («Report è come il Giubileo per il Papa», ha detto con modestia una settimana fa ndr.), siamo passati alla teoria del secondo mandante che avrebbe agito in concerto con Lavitola. Per cui la cena con Riina è forse una minuzia. A discostarsi da Ranucci c’è anche Roberto Saviano: «Un giornalista d’inchiesta vive di relazioni impresentabili, parla con i pentiti, cena con i faccendieri, ascolta gli uomini dei clan, è il mestiere: stare con i peggiori». Ma il problema risiede nel fatto che tra i due «non c’è distanza, non c’è diffidenza, non c’è il sospetto come igiene professionale verso la fonte». E, in serata, arrivano le dure parole del noto vignettista Vauro che definisce la vicenda «tra il grottesco e lo squallido». E su Ranucci: «Si è fatto partecipe del teatro delle vanità che ha sostituito il giornalismo da tempo».
