Renzi rottamato dai suoi cittadini

In tre anni ha perso 60 posizioni nei sondaggi: era il più amato. E a Firenze non vedono l'ora che si dedichi ad altro

Renzi rottamato dai suoi cittadini

Cavallo che vince non si cambia, dice il saggio. Sacrosanto. Ma se il Varenne di turno è un ronzino che scoppia dopo un paio d'anni, che si fa? Resta o parte? Bel dilemma per i cittadini di Firenze, che nel 2009 hanno incoronato Matteo Renzi, entusiasti al punto da farlo diventare il più popolare sindaco d'Italia, ma in pochi anni si sono ricreduti. E ora fanno il tifo per lui: vinci le primarie, corri per il Botteghino oscuro, spicca il volo verso Palazzo Chigi, così finalmente avremo un primo cittadino come si deve.

Renzi è precipitato rovinosamente nel gradimento dei concittadini fotografato ogni anno dal Sole 24 Ore. Può essere un trampolino di lancio ma anche un muro contro il quale si sbatte. Per il rottamatore quella graduatoria ha rappresentato entrambe le cose. Nel 2010 alle stelle, nel 2013 nelle stalle. Dal 1° al 61° posto. Anche per il quotidiano economico si tratta di un «inatteso crollo»: nemmeno i confindustriali se lo aspettavano. Lo spiegano così: «Forse la distanza dalla città per l'impegno nelle primarie, poi perse, ha sancito una minima ma evidente disaffezione della città verso il proprio sindaco», si leggeva il 7 gennaio scorso.

È la sindrome che colpisce i troppo ambiziosi: i calciatori che arrivati in una squadra puntano già a una maglia più prestigiosa, i manager rampanti che sognano le stock option della concorrenza, i politici che usano le poltrone come gradini da salire per conquistare altro potere. Il gioco può restare nascosto per qualche periodo, ma non troppo a lungo. I tifosi, gli azionisti e (purtroppo per Renzi) anche gli elettori hanno il fiuto sensibile. E la fiducia crolla.

La parabola del giovane Matteo è spietata. Renzi scatta bene nel governance poll 2010 di Ipr Marketing per il Sole: sale subito al 63,5 per cento rispetto al 59,5 raccolto nel ballottaggio contro Giovanni Galli. L'anno dopo l'accresciuta sintonia con i concittadini issa Renzi in cima alla classifica dei sindaci con il 66,6 per cento. Ma nei mesi successivi Firenze cambia radicalmente opinione: nel 2012 il rottamatore scivola sotto la metà della classifica. La musica non cambia nel 2013 con la conferma del pesante giudizio negativo. Sessantunesimo posto. Il consenso crolla al 52 per cento, -7,5 per cento rispetto al risultato del ballottaggio e -14,6 dal picco toccato soltanto due anni prima.

Dati inattendibili? Tutt'altro. La tendenza è confermata da una rilevazione analoga, lo studio Monitorcittà di Datamonitor, che nel 2011 colloca Renzi al terzo posto assoluto e al secondo tra i sindaci delle grandi città: in testa si trova Piero Fassino (Torino) seguito da Flavio Tosi (Verona). Passa un anno e Renzi slitta al 39° posto di questa lista. Non compare neppure tra i top 55, cioè i primi cittadini con un gradimento superiore al 55 per cento. Meglio di lui gli altri sindaci delle città metropolitane amministrate dal centrosinistra: Pisapia (61,2 per cento), Doria (60,7), De Magistris (59,6), Fassino (59,2).

La politica fatta di slogan. La diminuita attenzione per le condizioni della città. La crescente lontananza da Palazzo Vecchio. Agli abitanti di Firenze non garba essere amministrati da un uomo-immagine anziché da un vero sindaco. I viaggi aumentano, soprattutto quelli fuori d'Italia dove il giovane rottamatore ha enorme bisogno di accreditarsi. Nel gennaio 2010 Renzi vola negli States, a New York e Washington; in aprile è la volta di Chicago mentre a luglio tocca a Shanghai. L'anno dopo di nuovo gli Stati Uniti. E poi le capitali europee, le vituperate sedi delle cancellerie che mal sopportavano l'Italia governata da Silvio Berlusconi e nelle quali Mario Monti andava a prendere ordini.

Ecco le campagne elettorali. Quella per le primarie del Pd. Quella per il Parlamento nazionale. Adesso di nuovo la corsa per la leadership del partito democratico. Firenze ridotta a base d'appoggio, un semplice pied-à-terre. Renzi sfreccia come Bartali. E i fiorentini, come i francesi, che s'incazzano.

(5. Continua)

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