La "rifugiata" Boldrini Eterna militante rossa dall'Onu alla Camera

L'x funzionaria Onu parla sempre degli ultimi. Il web: nipote del tycoon del petrolio vicino a Mattei

La "rifugiata" Boldrini Eterna militante rossa  dall'Onu alla Camera

Laura tra i campesinos nelle risaie del Venezuela. Laura che soccorre gli immigrati a Lampedusa. Laura con i bambini africani. Laura con i rifugiati in Libia. Laura sulle montagne dell'Afghanistan in guerra.

Con quest'album fotografico, degno della migliore agiografia umanitaria, la Boldrini sbarca in politica sottobraccio al leader di Sel Nichi Vendola, nella squadra dei 7 che rappresentano il no profit. Lascia il posto di portavoce dell'Alto commissariato per i rifugiati per l'Europa meridionale, che occupa dal 1998 e, nel giro di due giorni, da neo deputata si trasforma in presidente della Camera. Che subito ribattezza «la casa degli ultimi».

Nata a Macerata, classe 1961, laurea in giurisprudenza è la terza donna sullo scranno più alto di Montecitorio, dopo Nilde Iotti (1979-1992) e Irene Pivetti (1994-1996). E con il suo discorso battagliero, più ideologico che istituzionale, fa subito capire da che parte sta e resterà.

Parla così ispirata dei poveri e dei deboli che all'ex deputato Pdl, Peppino Calderisi, con ancora negli occhi le immagini dell'Habemus Papam, scappa la battuta: «Ora annuncia che prende il nome di Francesca!».

Son tutti omaggi e congratulazioni per la Boldrini dal centrosinistra. Ma il suo debutto elettorale ha scatenato violente proteste nel Sel, perché la candidatura da capolista in Sicilia e nelle Marche è stata calata dall'alto, alla faccia delle primarie locali. La rabbia è salita al massimo ed è dilagata nel popolo di Facebook, quando Laura ha optato per il seggio di Messina, soffiando il posto all'insegnante precaria Sofia Martino, la più votata nelle primarie siciliane del partito di Vendola. Uno «scippo» che proprio non è andato giù alla candidata sacrificata e ai suoi supporter. Che si sono mobilitati, lanciando una petizione contro l'usurpatrice marchigiana, proprio mentre a Roma veniva annunciata la sua candidatura al vertice di Montecitorio. Per loro è chiaro: nelle Marche è scoppiato un putiferio quando è stata imposta in cima alla lista e la Boldrini ha stretto un patto con la conterranea Lara Ricciatti, per non strapparle il posto. Infatti, ha scelto poi uno dei due a sua disposizione nell'isola.

«Per lei niente primarie: ha un canale preferenziale e viene inserita nelle liste per merito del curriculum, naturalmente», protestano sul web. «Ma perché, almeno, non lo fa a casa sua?».

Un curriculum costruito ad arte con una libertà di manovra e di dichiarazione pubblica che ha lasciato stupefatti molti funzionari delle Nazioni Unite, abituati ad un low profile imposto con severità a tutti gli altri dall'organismo internazionale. Laura, invece, è sempre stata protagonista sotto i riflettori nelle zone e nei momenti di crisi, con uno stile tutto suo e senza remora di prendere posizioni nettamente politiche, soprattutto contro il governo Berlusconi. La comunicazione è il suo forte e da brava giornalista ha saputo costruire la sua immagine. Chi ha provato a mettersi in lista per sostituirla all'Unhcr è rimasto deluso: sembra che quel posto sia stato creato su misura per lei.

Al tapino che sul web, dopo l'elezione a presidente della Camera, chiede chi sarà mai questa Boldrini così potente e sponsorizzata c'è chi risponde: «Ma come, non lo sai? La più “medagliata”, premiata, insignita in campo internazionale dell'Italia tutta!». Sarebbe nipote di Marcello Boldrini, uno dei fondatori della Dc e tycoon del petrolio vicino ad Enrico Mattei. Il suo nome è anche quello del comandante partigiano Arrigo, detto «Bulow» e l'Anpi di Reggio Calabria si lancia a congratularsi. Ne parla come la figlia, ma il padre di Laura sarebbe un tranquillo avvocato amante del latino e greco, la madre un'insegnante d'arte e uno dei 4 fratelli un consigliere comunale a Mergo. Separata da un collega giornalista ha una figlia di 18 anni, che si chiama Anastasia.

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