Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi in un'intervista esclusiva all'agenzia Adnkronos fa il punto sul nuovo pacchetto sicurezza varato dal Viminale e, al contempo, auspica "ampia convergenza" da parte delle forze politiche in Parlamento, superando le posizioni ideologiche.
Sono oltre 60 le norme, divise tra un decreto legge e un ddl. "Dovranno essere sottoposte a un'ultima rifinitura nel confronto con gli altri ministeri - spiega il ministro -. Confidiamo che ci possano essere tempi compatibili con l'approvazione in Consiglio dei ministri entro questo mese e poi saranno trasmessi al Parlamento. Sarà l'occasione per tutte le forze politiche, anche quelle dell'opposizione, di occuparsi di un tema, quello della sicurezza, che è stato molto dibattuto negli ultimi mesi". Già, perché spesso ci si dimentica che governare un Paese vuol dire prendere decisioni, spesso anche difficili, non limitarsi a parlare e a difendere posizioni di principio.
Il pacchetto sicurezza vi sono anche norme volte a contrastare l'immigrazione irregolare. Nulla sull'Albania, per una ragione molto semplice: "Quello che darà rinnovato slancio ai centri in Albania sarà l'entrata in vigore prossima dei regolamenti europei a giugno. I regolamenti europei acquistano vigore anche negli ordinamenti nazionali, quindi sono subito applicativi. Saranno quelle regole, che fino a ora mancavano, a risolvere i problemi creati in qualche passaggio giurisdizionale. Non vi sarà bisogno di altro. I centri in Albania nel frattempo continuano a operare come un cpr per rimpatriare migranti irregolari".
Capitolo Strade Sicure. Sull'impiego dei soldati nelle strade nella maggioranza vi è stata una discussione, com'è normale che sia. Ma non si tratta di una spaccatura insanabile, come a qualcuno farebbe piacere che fosse. "So per certo che il ministro Crosetto non ha mai pensato di eliminare a breve o comunque di portare a eliminazione il progetto Strade Sicure, che credo sia un fiore all'occhiello anche per i militari, peraltro apprezzati da tutti i cittadini. Si tratta di fare un ragionamento di prospettiva, credo che questo volesse dire Crosetto: gli scenari internazionali fanno sì che si immagini che in futuro lo strumento militare sia sempre di più caratterizzato da una vocazione univoca. Tutti gli apparati militari mondiali ed europei si stanno in qualche modo riorganizzando in considerazione di questi scenari: la crisi russo-ucraina, quello che è successo a Gaza, adesso l'Iran. Quindi il ministro ha semplicemente segnalato che sarà opportuno in futuro, non nell’immediato, cioè in prospettiva, che i militari tornino a svolgere i compiti per i quali vengono reclutati e selezionati. Ma non ha mai pensato di fare una cesura netta e di togliere all'improvviso 6.800 militari che stanno dando un contributo molto importante sul controllo del territorio".
Il capo del Viminale si sofferma anche sulla terribile strage di capodanno, avvenuta a Crans Montana. "È un obbligo riflettere sempre sulle cause e su quello che si può fare perché non si ripetano - afferma Piantedosi -. Uno dei temi è sicuramente quello dell'utilizzo di artifizi pirotecnici all'interno di locali chiusi. È una riflessione che stiamo facendo e che abbiamo sottoposto ai tecnici. Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, che è parte del ministero dell’Interno, ha un ruolo non solo di intervento e soccorso, ma anche di concorso nell'attività istruttoria proprio per la prevenzione degli incendi e per le autorizzazioni che vengono date a questi locali. La normativa italiana è già molto rigorosa in materia di sicurezza".
Un altro tema importante affrontato dal ministro è legato allo sgombero dei centri sociali illegalmente occupati. Dopo quello di Askatasuna qualcuno ha insistito che si faccia lo stesso nei confronti dell'immobile occupato da CasaPound. Ecco l'opinione del ministro: "Una regolarizzazione sarebbe una questione che non compete al Viminale o alle autorità di pubblica sicurezza. Gli eventuali accordi per regolarizzare situazioni di occupazioni precedentemente senza titolo intercorrono tra gli occupanti e i proprietari. Qualche volta si può percorrere questa strada se se ne ravvisa l’opportunità da parte degli enti territoriali o da qualcun altro, ma non certo dalle prefetture o dalle questure o dal ministro dell'Interno. Per cui nel caso di CasaPound i soggetti che sono interessati e che possono discutere di un accordo di questo tipo lo faranno senza il nostro coinvolgimento. Questo vale per Casapound come per chiunque altro". Nel responsabile della Sicurezza resta comunque la piena soddisfazione per lo "sgombero del Leoncavallo e di Askatasuna dopo decenni di immobilismo. L’azzeramento di nuove occupazioni di interi stabili dopo stagioni di lassismo. La fine del fenomeno dei rave abusivi tollerati in passato con permissivismo. Sono tutti risultati concreti sul fronte della legalità e della tutela della proprietà privata che ci spingono a fare ancora di più e ancora meglio".
Sul tema dell'immigrazione si nota, a livello internazionale, che anche governi come quelli di Gb e Danimarca stanno attuando delle politiche abbastanza dure, segno che, al di là del colore politico dei governi, ciò che davvero conta è la soluzione dei problemi. Per Piantedosi "il tema della sicurezza è centrale nel dibattito pubblico ormai dappertutto, perché, ovviamente, le società avanzate dal punto di vista della democrazia aspirano a essere sempre più sicure: si è più liberi se si è più sicuri. Quindi è normale essere sollecitati sui temi della sicurezza. Bisogna farlo però senza contraddizioni: non è possibile che si invochino azioni più incisive, maggiori attenzioni ai temi della sicurezza ed allo stesso tempo si critichino apertamente politiche orientate proprio a garantire condizioni di maggiore sicurezza. Al netto delle importantissime misure che riteniamo di avere proposto, speriamo che sui nuovi provvedimenti che stiamo proponendo ci possa essere un'ampia convergenza, visto che su temi come quello della violenza dei gruppi di minorenni e dell'utilizzo dei coltelli e varie altre cose, tutte le forze politiche, tutti i movimenti di opinione si sono in qualche modo espressi con preoccupazione. Tanto più se si guarda a quello che succede in Europa: non c'è distinzione tra orientamenti di governi di destra o di sinistra, ma tutti stanno pensando a come adeguare le politiche di sicurezza ai problemi che emergono. C'è - inoltre - un rafforzamento di alcuni meccanismi dell'espulsione degli immigrati irregolari pericolosi. L’esperienza più recente ci dimostra che è uno dei problemi più importanti che hanno tutti i paesi europei e sul quale incide un quadro giuridico a volte troppo poco orientato al risultato della sicurezza dei cittadini".
Altro tema di grande importanza, toccato dal ministro, è il cosiddetto "scudo penale": "Riguarda tutti i cittadini senza distinzioni e pertanto non si introduce un privilegio o salvacondotto a beneficio di una categoria rispetto ad altre. Non è uno scudo penale e non sarebbe neanche stato gradito dagli stessi rappresentanti delle forze di Polizia. Quando è evidente che c'è una causa di giustificazione nella commissione di un fatto, si può evitare di iscrivere nel registro degli indagati un appartenente alle forze di polizia o qualsiasi cittadino ma restano le indagini e resta la autonomia del magistrato. Nulla viene modificato e tantomeno precluso o impedito sul fronte delle possibilità di indagine o di accusa. Si tratta di una norma di buon senso". Secca smentita, inoltre, sull'ipotesi che nelle norme al vaglio ce ne sia una anche contro le Ong: "Non vengono neanche citate".
Per quanto riguarda l'uso dei coltelli o i casi di violenze nelle manifestazioni Piantedosi spiega che è previsto "un tipo di sanzione che abbiamo proposto venga applicata in maniera più estesa. La sanzione amministrativa è quella che in alcuni ambiti ha manifestato una maggiore praticità ed efficacia, rispetto anche all’innalzamento della pena, che spesso rimane lettera morta. Al contrario, con una sanzione pecuniaria e con le sanzioni accessorie come il ritiro del passaporto o della patente, di fatto si rende molto più efficace la norma e le si dà più potere deterrente. Penso al codice della strada: le persone sono molto più attente ad attenersi alle varie regole per effetto dello spauracchio del ritiro prolungato della patente che gli crea molti più problemi di una condanna solo virtuale".
A conclusione dell'ampia intervista il ministro fa una riflessione dopo i gravi episodi di cronaca nera avvenuti di recente a Bologna e a Milano, ma anche a Roma (stazione Termini). Si può dire che nel nostro Paese vi è un'emergenza sicurezza? Piantedosi dice che "il tema sicurezza è molto complesso. Non posso non far notare che tutti i parametri concreti, che sono frutto dell'azione del governo, ci dovrebbero portare a dichiararci soddisfatti per la strada intrapresa e che continueremo a percorrere. Mi riferisco all'aumento degli organici delle forze di polizia, alla loro migliore distribuzione sul territorio, alle varie iniziative normative, organizzative ed operative che hanno consentito condizioni di sicurezza maggiori in alcuni ambiti molto importanti come i presidi ospedalieri, le cosiddette zone rosse, le aree coperte da operazioni ad alto impatto. Ciò nonostante, a volte anche un singolo episodio drammatico fa riemergere l'aspirazione del tutto legittima da parte della cittadinanza a un innalzamento dell'attenzione sul tema della sicurezza. La risposta non può essere sicuramente solo quella relativa al calo oggettivo dei reati, addirittura molto inferiori rispetto al passato. Ma i cittadini devono fidarsi di un governo che, da sempre, ha dedicato al tema la massima attenzione con convinzione e concretezza. Le stesse persone, i gruppi politici che oggi pensano di poterci incalzare su questo tema, quando erano al governo hanno sottovalutato o addirittura ignorato le questioni relative agli organici delle forze di polizia, le coperture del turn over, considerando la sicurezza un mero costo, con una visione miope delle politiche di sicurezza.
Quando erano al governo loro hanno consentito l’arrivo di un numero molto superiore di migranti irregolari, facendo meno rimpatri. Insomma, chi ci attacca non ha i titoli per farlo. Per criticare bisognerebbe avere un po' di credibilità e coerenza".