La coalizione del campo largo è zoppa prima ancora di nascere e lo dimostra a Torino, dove mostra i segni di una spaccatura profonda sul tema cruciale della strategia energetica, che dovrebbe essere uno dei cavalli di battaglia di quella parte politica. La partecipazione dell’amministrazione comunale, e in particolare del sindaco Stefano Lo Russo, al convegno "Da Fermi al Futuro: Dialoghi sull'energia nucleare sostenibile" ha innescato l'immediata reazione di Alleanza Verdi e Sinistra e di Europa Verde, che esprimono “profondo rammarico e netta contrarietà rispetto alla partecipazione e alle aperture emerse” da parte dell’amministrazione alleata guidata dal Pd.
Forse a dar più fastidio è stata anche la partecipazione del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, del presidente della Camera di Commercio Massimiliano Cipolletta e del ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. I vertici regionali hanno aperto una dura polemica interna, che sembra assumere i contorni di una vera e propria minaccia di strappo politico nella maggioranza dell’amministrazione. La reazione delle frange dell’ecologismo radicale ha mostrato il vero volto di questa sinistra ideologizzata, che rifiuta a priori soluzioni innovative e utili al Paese solo perché promosse dal centrodestra. Il nucleare di nuova generazione rappresenta una concreta opportunità di svolta per l'autonomia energetica e la transizione ecologica del Paese ma la sinistra, quella che dice no al fossile, non vuol sentirne parlare.
Per i movimenti di sinistra avallare questa narrazione rappresenta "una scelta strategica errata, distante dalla sensibilità del campo progressista e non in linea con il programma politico della coalizione di maggioranza che governa la città. Riconoscere legittimità a questa visione rischia di indebolire il fronte di chi si batte per una transizione ecologica reale e partecipata". Una frase aleatoria come tante, che non concretizza nulla e non offre vere soluzioni alternative al fossile e al nucleare: è un’ostilità ideologica che prevale sul merito scientifico e sulle necessità del sistema produttivo. “La nostra critica più severa si dirige tuttavia verso l'azione del governo Meloni e del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica. Siamo di fronte a un esecutivo che sta portando avanti una linea ideologica e antistorica, in palese e aperto contrasto con la volontà popolare già chiaramente espressa dai cittadini italiani nei referendum”, dicono da Avs ed Europa Verde, secondo i quali “la vera rotta per l'indipendenza energetica e la tutela del territorio si basa esclusivamente su investimenti massicci, immediati e democratici sulle fonti rinnovabili e sull'efficienza energetica”.
Ma quali sono queste fonti rinnovabili? Basta guardare il caso della Sardegna, dove un campo eolico (energia rinnovabile pura) è al centro di una polemica annosa perché i residenti di qualunque estrazione politica rifiutano l’idea di deturpare i terreni e il mare con le pale (che hanno piantoni di cemento armato che vanno in profondità e rovinano, inevitabilmente, la terra). Con questa impostazione l'ambientalismo ideologico finisce per tradursi in un puro esercizio di veto che non offre soluzioni reali alla crisi energetica, condannando il Paese alla paralisi.