Sinistra divisa pure sulle canzonette

La sinistra canzonettara oggi consuma una scissione. Da una parte i duri e puri. Dall'altra quelli ancora più duri e puri. A Roma il tradizionale Concertone del Primo maggio, benedetto dai sindacati e dalla Rai. A Taranto il Controconcertone, nato dall'iniziativa dell'attore Michele Riondino, già interprete del giovane Montalbano.
I due eventi sono incomparabili sul piano delle dimensioni ma l'antagonismo, dal punto di vista (...)

(...) ideologico, è solare. Riondino ha riservato al Concertone un complimento perfido: «È il Festival di Sanremo della sinistra». Establishment, dunque. Tutt'altra musica a Taranto, ove si vuole festeggiare «il lavoro dove non c'è», sottolineare il bisogno di «diritti» e non di «ricatti», porre l'accento sulla questione ambientale. Hanno aderito, tra gli altri, Fiorella Mannoia, Sud Sound System, Elio Germano, Luca Barbarossa, Francesco Baccini, Roy Paci, Pierpaolo Capovilla (del Teatro degli orrori), Riccardo Sinigallia, Daniele Sepe, The Niro. Una scaletta di tutto rispetto. Fanno sapere gli organizzatori del Controconcertone a quelli del Concertone: «Non può esserci un Primo maggio se non a Taranto. Perché questo è l'unico posto dove ha ancora senso parlarne».
Al confronto l'evento romano è un pranzo di gala. Maratona televisiva su Raitre, megapalco a Piazza di Porta San Giovanni, un docufilm in cantiere, la comica Geppi Cucciari come presentatrice, un cast meno ricco rispetto al passato ma comunque rappresentativo del rock «alternativo» italiano. La Grande Orchestra diretta da Vittorio Cosma schiera membri di Massimo Volume, Zen Circus, Marta sui tubi, Negramaro. Poi ci saranno Nicola Piovani, Tosca, Giovanni Sollima (con 100 violoncelli), Elio e le Storie tese, Max Gazzè, Cristiano De Andrè, I ministri, Africa Unite, Marta sui tubi, Vinicio Capossela, Daniele Silvestri ed Enzo Avitabile. Eppure nella capitale l'atmosfera è mesta. La conduttrice manifesta qualche perplessità: «È un Primo maggio psicotico - diceva ieri -. Ci ho lavorato con tutta me stessa. Non so se basterà. Alterneremo cose allegre a cose che di allegro hanno poco». La vera bordata arriva addirittura da Susanna Camusso, leader della Cgil, azionista di riferimento dello show: «Tutte le cose sono segnate dal tempo. Bisogna fare una riflessione su questo evento. Ma non voglio dire comunque che sarà l'ultimo».
Non bastasse la scissione, la sinistra «ufficiale» del Concertone deve fare i conti con una serie di maldipancia e di gaffe. A esempio, il caso Fabri Fibra. Il rapper è stato invitato dall'ingresso principale, buttato dalla finestra causa testi misogini, infine reintegrato dalla porta di servizio: toccherà a lui aprire la giornata su Radio2, radio ufficiale dell'evento. Nel frattempo però rischia di esplodere la questione Ensi, altro rapper. Dovrebbe esibirsi regolarmente ma Repubblica ieri ha fatto notare che in quanto a misoginia anche Ensi non si fa mancare nulla. Ecco il passaggio di un suo testo in cui è escluso ogni riferimento alla pallavolo: «Siete talmente sempre piegate che dovreste mettervi le ginocchiere». La decisione di estromettere Fibra, presa dai sindacati, ha causato il dissenso di colleghi (Jovanotti: «Roba da Minculpop») e perfino dell'organizzatore (Marco Godano: «Scelta che non condivido») e della conduttrice (Geppi Cucciari: «Io l'avrei fatto venire a leggere pagine contro il femminicidio»). Elio e le Storie tese, che pure partecipano, hanno invece pubblicato un singolo che fa a pezzi la retorica del Concertone. C'è il cantautore sudato con chitarra scordata. Il gruppo rap attento al sociale. La musica dei Balcani che «alla lunga rompe i coglioni». L'invettiva rituale contro il capitalismo. Il gruppo folk che «valorizza il territorio». Insomma, «il Primo maggio è fatto di gioia ma anche di noia». Un ritratto spietato ma perfetto, ammettono molti aficionados di Piazza San Giovanni.
Dubbi, fughe, discussioni, retromarce, dissensi, franchi tiratori. Concertone e Controconcertone sono una piccola metafora del momento attuale della sinistra. Col pugliese Vendola, tutto lotta e niente governo, in fuga dall'alleanza elettorale; e il Partito democratico dilaniato da una guerra interna, impegnato a tenere assieme, finché sarà possibile, posizioni inconciliabili. Ci vorrebbe un Elio per raccontare questo Congresso permanente del Partito democratico. Che è un po' come la musica balcanica.

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