Annuncio choc in rete: festa alla morte di Silvio

La macabra iniziativa è di un pratese che ha già trovato sessanta iscritti disposti a partecipare

Annuncio choc in rete: festa alla morte di Silvio

Roma - Nell'eterno gioco al rialzo dell'antiberlusconismo, rabbioso tiro al bersaglio che ci accompagna ormai da vent'anni, non è facile individuare «prodezze» ancora capaci di fare notizia. Il Tirreno, però, ne ha scovata una. Il quotidiano livornese ci fa sapere che su Facebook «è apparso un appuntamento con una festa assai originale e di dubbio gusto. Comunque la si pensi, è certamente non un bell'augurio per Silvio Berlusconi. Si chiama “Festa coccodrillo per la morte di Berlusconi” e non è altro che una chiamata, ovviamente senza data, per brindare nel momento in cui l'ex presidente del Consiglio passerà a miglior vita. Una pagina creata da un pratese. Nell'oggetto della pagina si mette in evidenza che “ispirati dai festeggiamenti a Glasgow per la morte di Margaret Thatcher, noi saremo pronti e festeggeremo la prima sera utile dalla morte di Berlusconi. Chiamiamola festa coccodrilo (un po' come fanno i giornalisti alla morte dei personaggi famosi con il servizio già pronto e confezionato). L'appuntamento è stato fissato in piazza Mercatale”».
Certo qualcuno prova a obiettare che è «anche per colpa di piccole trovate come questa Berlusconi è al potere da quasi 30 anni; io penso che ci vorrebbe soltanto indifferenza». Ma il plauso da parte di alcuni dei 60 già iscritti a partecipare è convinto. Non che sorprenda l'ennesima perla alla luce del repertorio di odio ampiamente rilanciato in questi anni anche dagli stessi esponenti politici, ansiosi di sintonizzarsi sulle frequenze dei loro elettori e superarli sul loro stesso terreno nella speranza di raccattare qualche voto. Luca D'Alessandro, oggi parlamentare di Forza Italia, nel 2005, riuscì a comporre un intero libro con una selezione degli insulti rivolti a Berlusconi, presi dall'archivio delle note Ansa e divisi per «insultatore», in ordine alfabetico. Ma naturalmente anche su Facebook i gruppi di antiberlusconiani prosperano. All'interno del gruppo «non sentirsi minimamente cinici ad augurare la morte a qualcuno» il leader di Forza Italia è inevitabilmente citato. Così come qualche anno fa comparve sempre sullo stesso social network il gruppo «Uccidiamo a badilate (o con lapidazione) Silvio Berlusconi», corredato da commenti irriferibili.
Sì, perché quello che colpisce in questo universo parallelo fatto di odio e insulti di ogni tipo - miscela in cui si confondono leggende metropolitane, surreali attribuzioni di colpa, conformismo, invidia sociale e molto altro - è l'evocazione della violenza, quasi fosse un gioco o un diritto morale da esercitare per eliminare l'avversario più insidioso. «Con Berlusconi ho sempre avuto un rapporto bellissimo, un odio platonico!» disse una volta Roberto Benigni. Non sempre, però, questa rabbia alimentata da un sistema mediatico che soffia sul fuoco per propria convenienza e lucro, è rimasta dentro confini ragionevoli. Oggi, alla fine di un percorso ventennale si ritorna al punto di partenza: l'augurio di morte. Rito anche vagamente autoiettatorio. Perché scrivere «coccodrilli» non porta mai bene. Figuriamoci se si preparano per un caimano.

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