Stamina, un altro rifiuto: il Centro trapianti non si fida

L'istituto non vuole i prodotti perché "non rispettano le norme di qualità farmaceutica". E ora che ne sarà della sperimentazione?

Stamina, un altro rifiuto: il Centro trapianti non si fida

La doccia fredda sul metodo Stamina arriva all'ora di pranzo. In poche righe il Centro nazionale trapianti dice «no» ai prodotti Stamina perché «non rispettano le norme di qualità farmaceutica». Così, mentre i deputati sono riuniti alla Camera per la discussione del decreto da convertire già lunedì prossimo, la nota del Centro fa tutti riflettere sull'opportunità che il provvedimento «su misura» diventi davvero legge dello Stato. Il presidente della Stamina Foundation, Davide Vannoni, infatti, ha chiaramente spiegato che svelerà i segreti della sua metodica (fino ad ora segreta) solo se la sperimentazione avverrà nei centri trapianti e non nei laboratori farmaceutici. E ora il suo interlocutore ideale gli sbatte la porta in faccia.
Il contrasto è profondo. Ma il Centro nazionale trapianti ricorda che «i prodotti Stamina - in base al regolamento europeo 1394/2007 - devono essere considerati a tutti gli effetti farmaci e pertanto trattati in ambienti che rispettino le norme di qualità farmaceutica. Per questa ragione, nel rispetto del loro specifico ordinamento, i laboratori che operano per i centri di trapianto non possono trattarli».
La dichiarazione stronca dunque qualsiasi tipo di velleità di Davide Vannoni, presidente della Stamina Foundation che poco prima aveva dichiarato su Facebook di voler consegnare la metodica «in chiaro», cioè senza segreti, al ministero della Salute e all'Iss «solo qualora la sperimentazione possa avvenire in laboratori non farmaceutici, cioè in quelli per i trapianti». Ma a questo punto Vannoni sembra sempre più isolato nella sua posizione. E le critiche piovono da ogni partito, di maggioranza e opposizione. «La sperimentazione è l'unico modo possibile nel mondo per validare un protocollo e far sì che possa essere esportato per curare non solo i malati italiani ma quelli di tutto il mondo - afferma il capogruppo dei Cinque stelle in commissioni Affari sociali Andrea Cecconi - Se ora Vannoni vuole tirarsi indietro deve giustificarne il perché visto che in commissione è stato fatto ogni sforzo per consentire che Stamina potesse applicare il suo protocollo».
Vannoni, però, rimane convinto che le linee cellulari del metodo Stamina non si possano riprodurre in laboratori farmaceutici oltre al fatto che - a suo avviso - esiste un problema di costi. Dai suoi calcoli «i laboratori Gmp fanno lievitare la spesa di 12 volte».
Ma quando si è in fase di sperimentazione, la sicurezza non ha prezzo. Eugenia Roccella, oggi vicepresidente della commissione Affari sociali ricorda che proprio «le regole per le sperimentazioni sono prima di tutto a tutela dei pazienti: non si può trasformare il paziente in cavia perché non ha speranza di guarigione o aspettativa lunga vita». E anche il ministro Beatrice Lorenzin ha sottolineato che si è tenuta presente «la sofferenza ma anche la necessità di mettere in sicurezza i pazienti». Dunque perché tanto accanimento di Vannoni sui costi? Cosa si nasconde dietro a tanta riservatezza? Paola Binetti, di Scelta civica si domanda: «Perché tanta diffidenza nei confronti del legislatore? Parlamento, governo e Istituto superiore di sanità non sono mai stati così uniti nel garantire la massima disponibilità e apertura a una sperimentazione simile. L'unico paletto è che essa non contenga sostanze dannose per il malato. Nonostante ciò che dovrebbe risultare come un grande atto di giustizia e di generosità - vista anche la rinuncia alla convenzionalità del modello di ricerca proprio per adattarsi come un guanto a ciò che Stamina propone - c'è invece ancora una forte resistenza. È dunque tanto lecito quanto inevitabile pensare che ora, a carte scoperte, sia lo stesso sponsor di Stamina a non saper più come giustificare il proprio metodo».

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