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Truppe cammellate per l'acclamazione: Elly isola i riformisti

La “claque” in vista dell’assemblea di domenica che prorogherà Elly alla segreteria. Parisi sbotta: “Eravamo un centrosinistra”

Festa del Cinema di Roma , la Segretaria del PD Elly Schlein sul Red Carpet — Martedì 13 Ottobre 2026 — Roma—Italia —(foto di Cecilia Fabiano/ LaPresse) Rome Film Fest , Democratic Secretary Elly Schlein on the Red Carpet —Rome — Italy — October 13 , Thursday 2026 - News - (photo by Cecilia Fabiano/LaPresse

«Ho già accreditato le 26 persone che me lo hanno chiesto. Chi altro viene?». Il tam-tam, anche nelle chat del Pd laziale, parte dopo una riunione organizzativa con Igor Taruffi: la segretaria vuole che più militanti possibili partecipino all’assemblea di domenica. «Ma sì...un’adunata studentesca», ironizza l’ex parlamentare Salvatore Margiotta. I dem, nel fine settimana, prorogheranno il mandato di Elly Schlein. Se non altro perché, come dice il senatore Walter Verini, «non si fanno i congressi prima delle elezioni». La leader vuole blindarsi: non tollera voci fuori dal coro, e così organizza la claque. «Ma è sempre stato così...» avverte il senatore Alessandro Alfieri. Sarà. Il rigore, specie tra gli ex Pci-Ds, sarebbe la regola: la mobilitazione di massa non è costume quando a riunirsi sono gli organi elettivi del partito. E l’appuntamento rischia davvero di trasformarsi in una plenaria scolastica. Due sere fa si è riunita Energia Popolare, la corrente di Stefano Bonaccini. Il diktat è «andare in massa domenica e mobilitarsi per Elly alle primarie». A muoversi per Schlein saranno soprattutto i militanti del Centro Italia. Anche le sezioni del Nord Est, dove la segretaria è forte, sono dirette a Roma. Più complicato il quadro del Sud e del Nord Est. I riformisti, più scandalizzati di altri per la natura plebiscitaria dell’evento, ci saranno: «Sì ma non siamo in tanti», ricorda Filippo Sensi. «Mi auguro non si parli solo di proroga», osserva la senatrice Valeria Valente. Il tema di queste ore è la chiusura al centro.

Schlein ha rivendicato una leadership di sinistra, sostenendo che un candidato moderato non possa che perdere. Arturo Parisi, ideatore dell’Ulivo, sbotta col Giornale: «Comincio ad annoiarmi. La mia scelta è continuare a spendermi per un Pd che fondammo come di centrosinistra». Un ragionamento in cui la parola «centro» pesa particolarmente. Ci si mette anche Nicola Fratoianni, che pungola gli alleati: «Dal Pd ci aspettiamo un rilancio verso una proposta politica chiara, noi siamo pronti da tempo».

Che il resto del Campo largo sia in pressing è dimostrato anche dalla posizione di Giuseppe Conte sulla risoluzione su Kiev: «Confido che le opposizioni possano compattarsi» in un documento unitario. Lo spirito, tra i cosiddetti moderati, è diverso: «Vediamo cosa scriveranno nel testo, come al solito è un mistero fino all’ultimo, neanche fosse il libro dei morti tibetano. Se ci saranno posizioni ragionevoli sull’Ucraina bene, altrimenti vedremo il da farsi». L’idea di discostarsi dal generico «no armi» dell’ex premier grillino è più viva che mai. Ma tutto dovrebbe risolversi con una risoluzione per partito. Del resto i riformisti sono «pochi» ma indisponibili allo strappo definitivo. All’assemblea di domenica ci saranno sia il presidente del Copasir Lorenzo Guerini sia Giorgio Gori, i due frontman dell’opposizione interna. Per il resto, sarà un monocolore Schlein pronto a battere le mani alla proroga della segreteria. Proprio come in un’assemblea studentesca ma senza campanella.