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Tutte le balle dette e scritte sulla grazia a Nicole Minetti

Dall’adozione alle cure del bambino, fino alla morte della tutrice: una dopo l’altra cadono le accuse che avevano alimentato il caso

Tutte le balle dette e scritte sulla grazia a Nicole Minetti
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Gli scoop che hanno acceso i riflettori sulla grazia concessa a Nicole Minetti erano falsi. Questo quanto affermato quest’oggi dalla procura generale di Milano, confermando il parere positivo inviato al Ministero. Per settimane il caso è stato raccontato come una vicenda dai contorni oscuri, una narrazione fatta di presunte irregolarità nell'adozione di un bambino in Uruguay, misteriose sparizioni, morti sospette, cure mediche controverse e uno stile di vita incompatibile con il percorso che ha portato alla concessione della grazia. Ma, con il passare dei giorni, molti degli elementi messi sul tavolo dal Fatto Quotidiano e da altri quotidiani sono stati smentiti o ridimensionati dai documenti e dalle verifiche successive.

Il punto centrale dell'accusa riguardava l'adozione del minore. Secondo la versione inizialmente circolata, il bambino non sarebbe stato realmente abbandonato dai genitori biologici, ma sarebbe stato sottratto loro attraverso un'azione giudiziaria promossa da Minetti e dal compagno Giuseppe Cipriani. Una ricostruzione che non ha trovato conferma negli atti, come evidenziato dal Foglio. La sentenza del tribunale di Maldonado del 15 febbraio 2023 ha infatti accertato lo stato di abbandono del minore fin dalla nascita e disposto l'adozione da parte della coppia. Nello stesso provvedimento si legge che i genitori biologici "hanno abbandonato il bambino al momento della sua nascita" e che "i genitori non hanno mai mostrato interesse per lui, non lo hanno mai visitato e non si sono mai interessati alla sua salute".

Anche la tesi secondo cui la Minetti e Cipriani avrebbero intentato una causa contro i genitori biologici non ha trovato riscontro. Dalle verifiche effettuate è emerso che le autorità uruguaiane hanno seguito la normale procedura prevista dalla legge per la decadenza della responsabilità genitoriale. I genitori furono cercati e informati, ma non parteciparono al procedimento.

Un altro elemento che aveva alimentato sospetti riguardava i precedenti penali della Minetti, che sarebbero stati nascosti durante l'iter adottivo. Anche questa circostanza risulta smentita: la documentazione giudiziaria ha mostrato che la posizione dell'ex consigliera regionale fu esaminata dalle autorità competenti prima della decisione finale. Successivamente, il 19 luglio 2024, il tribunale per i minorenni di Venezia ha riconosciuto l'efficacia in Italia della sentenza uruguaiana.

Nelle ultime settimane è emersa anche la vicenda della morte dell'avvocata Mercedes Nieto, presentata come legale della madre biologica del bambino. La ricostruzione successiva ha chiarito che Nieto non era l'avvocata della madre ma la tutrice del minore e che, durante il procedimento, si era espressa a favore dell'adozione. Quanto alle cause della morte, la perizia richiesta dalla procura ha concluso che l'incendio dell'abitazione fu provocato dall'esplosione accidentale di una stufa.

Tra gli elementi più discussi c'era poi il tema delle cure mediche del bambino. Si era sostenuto che Minetti avesse fornito informazioni non corrette sugli ospedali italiani e sulla necessità di ricorrere a strutture straniere. Le verifiche - ha rimarcato Il Foglio - hanno chiarito che il San Raffaele di Milano e l'ospedale di Padova non avevano formalmente preso in carico il minore né redatto indicazioni ufficiali in tal senso. Tuttavia, non è emersa alcuna irregolarità nel trasferimento del bambino negli Stati Uniti per le cure. Secondo quanto riferito dalla famiglia, il minore è stato operato a Boston e continua a essere seguito periodicamente.

Resta poi il capitolo relativo alla vita privata della coppia in Uruguay. Alcune ricostruzioni hanno descritto la villa in cui vivono Minetti e Cipriani come teatro di festini ed eventi con escort. Affermazioni che risultano fondate esclusivamente su testimonianze anonime e non supportate da elementi documentali o riscontri oggettivi.

A distanza di settimane dall'esplosione del caso, diversi punti che avevano contribuito ad alimentare la polemica risultano quindi smentiti dai provvedimenti giudiziari, dalle testimonianze raccolte e dagli accertamenti

effettuati. Dall'adozione alla morte dell'avvocata, fino alle cure del minore, molte delle accuse inizialmente avanzate non hanno trovato conferma nei fatti. E ora è arrivata anche la conferma della Procura meneghina.

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