Provano nuovamente a imbavagliare e intimidire Il Giornale e anche il centro islamico di Brescia se la prende con la testata. A scrivere un comunicato è l'Ucoii (Unione della comunità islamiche italiane), dal titolo «fermare la normalizzazione dell'islamofobia e la caccia al musulmano» e in cui si sottolinea come «negli ultimi mesi assistiamo con crescente preoccupazione a una progressiva normalizzazione dell'islamofobia nel dibattito pubblico, alimentata da alcune voci mediatiche e politiche. In un clima politico sempre più polarizzato, sta prendendo forma una campagna che utilizza l'Islam e le comunità musulmane come terreno di scontro, costruendo una rappresentazione allarmistica e distorsiva che rischia di produrre conseguenze gravi sulla coesione sociale del Paese. Questa deriva si traduce sempre più spesso in una vera e propria stigmatizzazione collettiva, una caccia al musulmano: processi mediatici sommari contro comunità islamiche, luoghi di aggregazione e figure religiose e civili. Episodi che non sono più sporadici, ma delineano un meccanismo ricorrente: normali attività religiose, educative e formative vengono presentate come potenziali minacce, alimentando sospetto e ostilità nell'opinione pubblica». E al coro si unisce anche il presidente stesso dell'Ucoii, Yassine Baradai, che si è sentito di rivolgere la sua solidarietà all'imam che abbiamo chiamato in causa. Questo solo perché abbiamo raccontato che domenica 4 gennaio si fosse svolta a Brescia una lezione di Sharia, ovvero la sacra legge islamica. Così come abbiamo sottolineato che a organizzare l'evento fosse il Centro Culturale Islamico di Brescia, con il patrocinio dell'Associazione Islamica Italiana degli Imam e delle Guide. Un corso dal titolo: «Introduzione allo studio degli obiettivi della Shari'ah». Con la «docenza» di Sheikh Amin Al-Hamzi, che è anche «Membro del consiglio europeo per la Fatwa e la Ricerca».
Tra gli elementi sottolineati c'è la forte vicinanza dell'ente che patrocina l'evento e l'Istituto Bayan (Istituto italiano per gli studi italiani e umanistici). Quest'ultimo, sito a San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona, è stato citato dal report degli 007 francesi sul fondamentalismo islamico: «L'Istituto Italiano degli Studi Islamici e Umanistici, noto come Bayan, ha ricevuto finanziamenti kuwaitiani attraverso l'International Islamic Charity Organisation. Diventerebbe il principale centro di formazione per gli imam in Europa e rilascerebbe un diploma di insegnante professionista a beneficio delle scuole e dei centri islamici in Europa». E, infatti, come si legge sullo stesso sito del Bayan, loro hanno aperto «in collaborazione con l'Associazione Islamica Italiana per gli Imam e le Guide, i programmi paralleli per l'anno 2024» e «il Signor Amin Al Hazmi, responsabile del programma designato dalle due istituzioni, ha tenuto una conferenza in cui ha illustrato il programma e l'importanza della partnership tra il Centro e l'Associazione nei programmi paralleli, nonché l'importanza della conoscenza e della mappa delle Scienze Religiose». E Al Hamzi è, appunto, colui che ha tenuto il corso sulla Sharia a Brescia. Se un centro viene ritenuto centrale all'interno di uno studio sui Fratelli Musulmani e sull'islam politico, nulla c'entra il concetto di islamofobia, anzi. Si tratta di informare su quali sono i pericoli del radicalismo islamico e di un movimento antico, silente, ma pericoloso che si fonda sul trittico Religione, Vita e Stato. Il progetto dei Fratelli Musulmani definito da Hassan Al-Banna ha due obiettivi: la creazione di uno Stato Islamico (dawla islamiyya) e la conseguente applicazione della Sharia.
Ha quindi un significato politico fin dall'inizio, il che spiega la successiva strategia di adattamento sviluppata in Occidente, in cui i Fratelli Musulmani sono pienamente convinti che lo stato può essere reso islamico sostituendo la norma giuridica musulmana, la Sharia, alla legge tradizionale.