A qualcuno piacerebbe trasformare la destra, o meglio la sua cultura, che è un qualcosa di più ampio dei conticini che si possono fare sull’abaco elettorale, in un bel recinto asfittico di moralismo e omofobia, roba da Russia putiniana. Da un lato c’è chi pensa che con un bel Blitzkrieg machista, i generali adorano la guerra lampo, sia possibile fare a meno di una storia politica, vendersi come l’uomo del destino con ragionamenti da stato totalitario. A sinistra ovviamente l’idea pare meravigliosa: una conferma del fatto che si possono prendere a braccetto islamisti omofobi e continuare a fare i paladini dei diritti sparando a zero su forze che invece, nella loro maggioranza, hanno le idee chiarissime sui diritti civili e non hanno più voglia di lezioncine woke
Eppure nel Pantheon ideale della destra si può partire dall’antichità con Platone e arrivare a Pim Fortuyn che proprio in quanto omosessuale contestava le derive islamiste. Questo se non si vuole arrivare a citare la leader della Afd: Alice Weidel (lesbica e con due figlie adottate). Nel mezzo, intellettualmente e culturalmente parlando c’è di tutto: Yukio Mishima, Robert Brassillach, Henriy de Montherlant...
Per capire come mai si faccia ancora confusione abbiamo fatto una chiacchierata con Claudio Risé: psicologo, giornalista e saggista italiano di formazione e orientamenti psicoanalitici junghiani, che su sessualità e società ha scritto testi illuminanti.
Ovvio chiedergli per prima cosa se la destra nella sua storia sia per qualche motivo avversa o quanto meno estranea all’omossesualita. «Immaginarsi una destra omofoba - dice a Il Giornale - è un errore culturale o un tentativo di squalificare l’avversario. La destra, se parliamo a livello intellettuale, ha sempre avuto come caratteristica quella di essere una minoranza di rottura. Una miniera di ricerche sul senso del limite, sul suo superamento, e questo anche in ambito sessuale. Sono le maggioranze che puntano all’adesione dei valori non le minoranze. Le minoranze valorizzano le diversità. La maggioranza però dovrebbe essere capace di rispettare queste differenze. Non succede negli Stati totalitari».
E parlando di intellettuali gli vengono subito in mente esempi clamorosi: «La Fiume di Gabriele D’Annunzio è un tripudio di energie sessuali caratterizzata da un erotismo fortissimo, omosessuale e non, ha proprio quelle caratteristiche che le dicevo». Un altro esempio è quello di Yukio Mishima: «Un altro esempio di vitalismo fortissimo dove la sfida al limite arriva sino al confine della morte non solo dell’esplorazione sessuale».
Una destra politica moderna quindi non ha problemi con l’omosessualità in quanto tale: «Parliamo di una parte della popolazione che spesso ha un peso rilevantissimo in ambito scientifico e intellettuale, artistico è ridicolo che qualcuno discuta ancora del tema omosessuale sì omosessuale no, è un tema privato, pur nella specificità dei valori di ogni schieramento». Da un lato però c’è un rischio di amplificazione e malcomprensione del fenomeno: «I giovani devono avere il tempo di formarsi, la società non deve imporre transizioni e intervenire in fenomeni così complessi è pericolosissimo». Dall’altro ha le idee chiarissime sul perché esistano persone omofobe: «A scatenare la rabbia - spiega Risé - possono essere aspetti famigliari, ferite al proprio sesso, delle offese profonde, il rapporto complesso con il padre può avere effetti profondi sull’orientamento sessuale, questo può valere per la scelta di un orientamento omosessuale quanto per un comportamento rabbioso verso chi lo ha».
