“Proporrò di rendere obbligatorio lo studio dell’italiano per i genitori i cui figli non vanno bene a scuola”. A dirlo, durante il convegno ‘Il coraggio di educare’ al Meeting di Rimini, è il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara secondo cui “non si può perdere a casa quello che si impara a scuola” e “il fatto che un genitore conosca la nostra lingua, interagisca con i docenti, è fondamentale”.
Per Valditara “ci sono troppi genitori di ragazzi stranieri che non si fanno vedere a scuola mentre anche questo è importante”. Il ministro non ha dubbi:“L’inclusione non basta: dobbiamo andare verso un modello di integrazione sui valori fondanti coinvolgendo gli stranieri”. Il titolare dell’Istruzione, poi, ha toccato anche il tema della distribuzione degli studenti stranieri e ha spiegato: “Nell’America della segregazione razziale c’erano scuole per i bianchi e i neri” ma le scuole della segregazione rischiano di diventare “anche quelle in cui c’è una concentrazione di ragazzi stranieri importante, dobbiamo sforzarci per una distribuzione equilibrata”. Secondo Valditara “è fondamentale che in una classe ci siano tanti italiani e stranieri, che non ci sia una percentuale elevatissima di stranieri, questo significa poi difficoltà nell’apprendere la lingua, i valori della comunità: è importante, insomma, l’equilibrio nei numeri”.
Sull’educazione alla sessualità e all’affettività a scuola, invece, Valditara ribadisce: “Lasciamo stare i nostri bimbi, non tocchiamo i nostri bimbi, non roviniamo la loro innocenza, non roviniamo la naturalità dei loro sentimenti”. Il ministro nega che la legge sul consenso informato possa favorire i femminicidi, o che mini il contrasto alle violenze sessuali, ma anzi ne rivendica la valenza costituzionale citando l’articolo 30 della Carta. “Peccato che proprio questo ministro abbia voluto per la prima volta nella storia della nostra scuola trasformare in obiettivi di apprendimento obbligatorio l’educazione al rispetto, l’educazione a relazioni corrette, l’educazione all’empatia, l’educazione al contrasto della violenza di genere, in particolare nei confronti della donna” sentenzia Valditara, ricordando che “nell’ambito del corso di scienze si continua a insegnare l’educazione sessuale intesa in senso biologico”. E ancora: “E allora qual è l’oggetto della legge sul consenso informato? Perché all’asilo e alle elementari non ci può essere un certo tipo di educazione? È quella al gender, all’identità di genere”. Valditara, poi, fa degli esempi concreti e dice: “Io ho visto dei libri destinati a bambini di sei, sette anni che mi hanno fatto rabbrividire. In quei libri sta scritto che l’identità di genere non ha un fondamento biologico, ma è semplicemente un fatto culturale, un fenomeno culturale”. E aggiunge: “Provate voi a dire queste cose a un bambino di sei o sette anni. Gli mettete una grande confusione in testa e forse gli rovinate la vita”. Valditara, infine, rivendica le sue scelte e conclude: “Ho ricevuto insulti, minacce, di tutto di più, però quando si governa bisogna avere anche il coraggio delle decisioni”.
