Ancora una volta, la polemica sulla svolta securitaria sollevata dalla sinistra si è rivelata pretestuosa. La denuncia di Ilaria Salis di aver subito un controllo di polizia nel suo hotel, per altro richiesto da uno Stato estero europeo, con tanto di polemica sull’Italia trasformata in Stato di polizia, è stata smentita non solo dalla Questura di Roma, che ha sottolineato come, dopo il controllo documenti in seguito alla segnalazione, l’intervento si è consumato senza ulteriori approfondimenti. Ed è stato soprattutto specificato che il controllo era slegato dalla manifestazione “No Kings” di Roma in programma oggi contro il governo e contro la guerra. Alle polemiche di Avs ha replicato il sindacato di polizia Coisp, che ha smontato le ricostruzioni forzate e pretestuose.
“L’intervento della Questura di Roma legato al controllo nei confronti di Ilaria Salis in una struttura ricettiva della Capitale, e impropriamente descritto come una perquisizione, non ha nulla a che vedere con la manifestazione in programma oggi ma risponde a un preciso obbligo derivante da una segnalazione inserita nei circuiti di cooperazione europea”, ha spiegato il sindacato in una nota del segretario Domenico Pianese. Viene inoltre sottolineato che, in questi casi, “non esiste discrezionalità: le forze di Polizia sono tenute a procedere con le verifiche nei confronti del soggetto segnalato e di chi si trova con lui al momento del controllo. Parlare di ‘atto preventivo’ legato al corteo, dunque, significa alterare la realtà dei fatti e rischia di creare un clima di tensione ingiustificato”. Per questo, scrive ancora il sindacato che bacchetta i partiti che hanno provato a cavalcare il caso, “dichiarazioni di una certa parte politica sembrano avere il chiaro intento di trasformare un atto dovuto in uno scandalo, come se qualcuno pensasse di essere al di sopra delle leggi e delle regole che valgono per tutti, europarlamentari compresi. Ma in uno Stato di diritto non esistono eccezioni su misura: le norme si rispettano senza scorciatoie e senza privilegi”.
Per questa ragione, è la conclusione di Pianese, “è grave che si cerchi di mettere in discussione il lavoro delle Forze dell’Ordine che operano nel rispetto delle norme e degli accordi internazionali, piegando un adempimento tecnico a una lettura politica”.
Ed è ancora più grave che a farlo sia un partito istituzionale. Le forze di polizia, è la chiosa, “meritano rispetto per il lavoro che svolgono ogni giorno, spesso in condizioni complesse, e non di essere trascinate in polemiche strumentali”.