INTERVISTA 4 ALBERTO QUADRIO CURZIO

«Le valutazioni della Confindustria confermano la vitalità del nostro tessuto manifatturiero, con particolare riferimento alle imprese esportatrici. Questa è una risposta a chi sosteneva che l’Italia doveva abbandonare la manifattura per concentrarsi su altri settori». Alberto Quadrio Curzio, rettore della facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica, concorda con l’analisi del Centro Studi confindustriale.
Professore, ma la ritrovata forza delle nostre aziende non dipende forse soprattutto dal deprezzamento dell’euro?
«Anche, ma non solo. Dico subito che il calo dell’euro non preoccupa: siamo ancora al di sopra della media decennale. Quanto alle aziende italiane, negli ultimi anni hanno saputo ristrutturarsi, e oggi il livello di competitività è dimostrato dalla nostra capacità di penetrazione anche sui mercati di Paesi emergenti come la Turchia e il Medio Oriente».
Quali strumenti potrebbero fornire altra spinta alle imprese?
«Penso al prolungamento della Tremonti-Ter, i cui benefici potrebbero essere estesi ancora per qualche mese. C’è però un problema legato ai saldi di finanza pubblica, considerato il vincolo del rapporto deficit-Pil al 3%. Un’eventuale proroga della legge con cui vengono detassati gli investimenti, dovrebbe essere concordata dal governo in sede di Eurolandia per far capire che questa misura non riduce la nostra vigilanza sui conti».
Con la manovra appena varata l’Italia è al riparo dalla speculazione?
«Se stiamo ai fondamentali, pericoli non ne corriamo. Anche perché una buona fetta dei nostri titoli pubblici è collocata in Italia. Ma la speculazione resta un pericolo nonostante l’istituzione del fondo salva-Stati da 750 miliardi di euro. Basta guardare la danza folle degli spread sui bond. Spero che il G20 del fine-settimana prenda qualche decisione».
L’Italia ha un problema di alta disoccupazione, ma a Pomigliano non pochi hanno detto no alle proposte della Fiat...
«Tutti delocalizzano, mentre Fiat riporta in Italia la produzione e vi investe 700 milioni: un’occasione da non perdere. Quando la situazione si sarà normalizzata, si potranno rivedere le condizioni proposte ora».
Il modello Pomigliano è estensibile ad altre aree?
«I contenuti territoriali sono diversi. È importante che Fiat rimanga a Pomigliano. Anche per permettere all’indotto, che è un moltiplicatore occupazionale, di sopravvivere».
Confindustria mette il dito sulla piaga dell’evasione fiscale...
«È una piaga, ma qualche passo in direzione della civilizzazione tributaria si sta compiendo con gli strumenti telematici e con il taglio degli importi commerciabili in moneta. Il federalismo fiscale affiderà inoltre agli enti locali un ruolo importante nell’azione di accertamento. Insomma, c’è ancora molto da lavorare, ma le maglie si stanno stringendo».

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