Intesa, Beltratti a un passo dal vertice

Si conoscerà con ogni probabilità entro la fine della settimana il nome di colui che andrà a sedere sulla poltrona di presidente del consiglio di gestione di Intesa SanPaolo. Ieri, infatti, il neo eletto consiglio di sorveglianza, che ha visto confermato alla presidenza Giovanni Bazoli, si è riunito per nominare i due comitati tecnici, «remunerazioni» e «nomine». Quest’ultimo, in particolare, composto da Bazoli, i suoi vice Elsa Fornero e Mario Bertolissi, più Pietro Garibaldi e Riccardo Varaldo, si riunirà già tra oggi e domani per formulare la propria proposta sulla composizione del cdg. Tale proposta sarà sottoposta e votata dal cds, che a sua volta dovrebbe riunirsi al più tardi venerdì, anche se ancora non è stata stabilita una data ufficiale. Il cds nominerà i membri del nuovo cdg di Ca’ de Sass e in particolare il suo presidente, cui saranno affiancati uno o due vicepresidenti, e indicherà il nome del consigliere delegato. Se in quest’ultimo caso è scontata la conferma del ceo, Corrado Passera, lo stesso non si può dire del presidente uscente del cdg, Enrico Salza, la cui poltrona traballa da tempo.
In particolare da quando la Compagnia di San Paolo, primo azionista della banca e soprattutto socio a cui spetta - sulla base delle regole non scritte stipulate all’epoca della fusione Intesa-SanPaolo - la designazione del presidente del cdg, aveva deciso di proporre i nomi di Domenico Siniscalco e Andrea Beltratti. Sarebbe filato tutto liscio, o quasi a parte qualche screzio tra gli azionisti di Milano e quelli di Torino, se l’ex ministro del Tesoro la settimana scorsa non avesse deciso di fare un passo indietro ritirandosi dalla corsa alla presidenza e rimescolando così le carte. Siniscalco, infatti, era considerato il candidato più forte. Ed era stato scelto con la connivenza di poteri politici trasversali (il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, il presidente del Piemonte Roberto Cota, il tutto condito dal beneplacito del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti), al punto che la sua nomina alla presidenza del cdg sembrava ormai quasi cosa fatta. Così, proprio ieri, il comitato strategico dell’Ente torinese guidato da Angelo Benessia, ha tentato di «metterci una pezza» in una riunione durata oltre quattro ore alla quale mancavano sia il vicepresidente Luca Remmert, sia il consigliere Giuseppina De Santis, e ha deciso di affiancare a quello di Beltratti il nome dell’ex manager di Intesa SanPaolo, Roberto Firpo. Nome che, tuttavia, sembrerebbe affiancarsi a quello del prorettore della Bocconi come semplice componente del cdg e non come presidente. Il candidato prescelto dalla Compagnia di San Paolo alla presidenza resterebbe dunque Beltratti, che appare ormai a un passo dalla nomina, anche se sembra esserci ancora qualcuno che non esclude una riconferma in extremis di Salza. Resta il fatto che l’uscita di scena di Siniscalco ha rappresentato un duro colpo per Benessia, che lo aveva sponsorizzato apertamente a vantaggio del professore della Bocconi. Una scelta non appoggiata da molti membri di vertice dell’ente torinese anche perché ritenuta troppo «politicizzata», e che per questo aveva creato numerose tensioni, poi sfociate con l’assenza alla riunione di ieri di Remmert e De Santis. Così, la poltrona di Benessia sembra vacillare sempre più, tanto che già nel consiglio generale dell’Ente, anticipato dal 19 al 12 maggio, si dice che il presidente possa essere sfiduciato. A prendere il suo posto potrebbe essere il suo vice Remmert, anche se c’è chi non esclude un ricambio totale dei vertici, anche per allinearli ai nuovi poteri alla guida della regione Piemonte.

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