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Inventore, imprenditore, star Marconi, padre del "wireless"

Il 25 aprile di 150 anni fa nasceva l'uomo che ha rivoluzionato le comunicazioni. Da un esperimento sulle colline bolognesi...

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Il 25 aprile del 1874, a Palazzo Marescalchi di Bologna, Annie Jameson, cantante lirica irlandese e discendente del fondatore della storica distilleria, partorisce il suo secondogenito. Aveva conosciuto il marito proprio a Bologna: Giuseppe, vedovo, già padre, proprietario terriero con una bella casa a Pontecchio. Il bambino si chiama Guglielmo e, di lì a pochi anni, tutto il mondo avrebbe pronunciato il suo cognome: Marconi. Oggi, a centocinquanta anni dalla sua nascita, Guglielmo Marconi è uno dei simboli dell'Italia e uno degli inventori più celebri della storia. Quella casa nella campagna bolognese, Villa Griffone (donata allo Stato italiano dopo la sua morte, il 20 luglio 1937), ha il suo ruolo nella leggenda: è lì che, nell'estate del 1895, il giovane Guglielmo sperimenta la prima comunicazione senza fili, lanciando un segnale dalla sua stanza e facendo squillare un campanello oltre la collina dei Celestini. È in quel momento che Guglielmo Marconi diventa «l'uomo che ha connesso il mondo», come si intitola l'imponente biografia Marconi (Hoepli) scritta da Marc Raboy, che l'autore presenterà proprio a Villa Griffone, alla Fondazione Guglielmo Marconi, per la «Giornata di Marconi» il prossimo 25 aprile, insieme a numerose altre iniziative organizzate per festeggiare l'evento. Spiega Raboy: «Marconi è stato il primo a sviluppare un metodo pratico per utilizzare lo spettro radio - le cosiddette onde radio - per mandare segnali e messaggi. In altri termini, è stato il primo a realizzare la comunicazione senza fili. In questo senso è il precursore di tutto ciò che facciamo, tutto il tempo e tutti giorni, con i nostri telefoni cellulari, le applicazioni video, i social media...».

Un rivoluzionario, un inventore geniale e, anche, un imprenditore lucidissimo, che già nel 1896 brevetta le sue scoperte. «Dopo i primi esperimenti - spiega lo storico Andrea Sangiovanni, autore del saggio Radiodays (il Mulino) - si trasferì in Inghilterra per trasformare i suoi risultati in una impresa, anche economica. La sua idea era connettere due punti del globo a distanza, lungo le vie del mare e le rotte commerciali». Nel 1901 il segnale parte dalla Cornovaglia e arriva a Terranova. È un trionfo, preparato con sapienza da imprenditore navigato: «Costruisce una rete di conoscenze per trovare finanziatori ai suoi progetti, fa delle prove pubbliche del suo sistema e si crea una credibilità: in questo è molto moderno» dice Sangiovanni.

Nel 1909 il «padre della radio» vince il Nobel per la Fisica, pur senza preparazione accademica: «Un vantaggio, perché non era legato a rigide teorie accademiche che dicessero che quello che stava facendo era impossibile» nota Raboy. Non solo: «Marconi è una personalità carismatica che diventa subito una star planetaria». Il successo è anche economico: fino al 1906, la British Marconi company è l'unica a poter utilizzare la nuova tecnologia wireless ovunque nel mondo. I paparazzi lo inseguono, le folle lo adorano, specialmente dopo il salvataggio del transatlantico Republic. Un protagonista a tutto tondo che «è sempre stato politico, più che ideologico» e in questo senso, secondo Raboy, si può anche leggere la sua vicinanza al regime del Ventennio (che lo faceva spiare). «Il suo sogno, molto moderno, era il collegamento fra persone e Paesi lontani: vedeva le cose su un piano globale» aggiunge Sangiovanni.

«Tutto ciò che faceva aveva un solo obiettivo - conclude Raboy - realizzare la sua idea visionaria. Ovvero che fosse possibile, grazie alle nuove onde appena scoperte, connettere il mondo». Una visione che viviamo ancora oggi, ogni giorno.

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