Le invenzioni utili? Nessuno si ricorda mai l’importanza del wc

Caro Granzotto, ecco che ci risiamo: senza che nessuno l’abbia ancora visto, il nuovo gadget della Apple, il «tablet», viene descritto come la più importante invenzione degli ultimi cento anni. Ma allora cosa dire della Tac o della risonanza magnetica che salvano tante vite, cosa dire di Internet e mi fermo qui ma si potrebbe continuare a lungo. Non ci vorrebbe un po’ di criteri anche nel valutare le scoperte del genio umano?
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Probabilmente sì, caro De Simonis, anche se, sottoposti come siamo a un incessante bombardamento di enfasi e di iperbole, a certe abbiamo fatto il callo. Le confesso d’essere anch’io curioso di vedere com’è questo già mitizzato «tablet». Però se la sua funzione primaria è quella che dicono e cioè di permettere la lettura di libri e giornali in formato elettronico, per chi come me la carta piace al tocco e all’odorato (i lettori di quotidiani sanno bene che ciascuno ha il suo odore, il suo profumo diciamo pure, particolare), il mirabile accrocco di quei geni della Apple sarà anche l’invenzione del secolo, ma non mi cambierà di certo la vita. Eppure si sostiene che quello è il destino dell’editoria. Mah. Tutto è possibile, anche se stento a credere che la carta stampata uscirà definitivamente di scena a favore del digitale. Lo sa caro De Simonis che da quando siamo soddisfatti schiavi del computer il consumo di carta è pressoché raddoppiato? Vuol dire che il computer sarà anche uno strumento formidabile, magico ai miei occhi e comunque insostituibile, tuttavia quando si tratta di nero su bianco, il «supporto cartaceo» tiene ancora banco. E a quanto pare nessuno sa rinunciarvi definitivamente (d’altronde come si dice? Carta canta e villan dorme). Ma qui, al solito, stiamo divagando. Si diceva delle invenzioni che hanno cambiato la vita dell’uomo (quasi sempre) in meglio. Difficilissimo farne una graduatoria in merito all’importanza, perché tutto dipende a cosa si vuol dare, appunto, importanza. Il corridoio, ad esempio: ci ha cambiato la vita, ma chi ne ricorda l’invenzione?
Comparve nelle abitazioni solo alla fine del XVI secolo, esattamente nel 1597, in una residenza di Chelsea. Se ne ignora il nome dell’ideatore, ma sono ben note le conseguenze della suo colpo di genio: l’imporsi dei locali con una porta affacciata sul corridoio (prima ogni camera era di transito, per passare dall’una all’altra bisognava percorrerle) trasformò ogni ambiente in uno spazio isolato. Cessarono pertanto gli incontri occasionali con coloro che si avvicendavano nell’alloggio - familiari e personale domestico, ma anche visitatori - e ciò influì sulla socialità in generale, perché si cominciò a selezionare le persone con le quali avere rapporti, senza dire che il corridoio maturò un diverso sentimento del pudore e un nuovo bisogno di solitudine. Sempre per stare in Inghilterra e per parlare di invenzioni poco clamorose ma rivoluzionarie, cosa dire del wc, sì, insomma, il sanitario che troneggia in ogni bagno e che, onestamente, qualcosa della vita ci ha cambiato? L’ideò alla fine del Cinquecento il bislacco e licenzioso aristocratico sir John Harrington per farne omaggio a Elisabetta I, della quale era figlioccio. Entusiasta, la regina l’adottò immediatamente, ma Harrington fece l’errore di comporre un pamphlet - The Metamorphosis of Ajax - sulla sua invenzione che chiamò, appunto, «Ajax». Solo che in inglese la pronuncia di «ajax» richiama quella di «jake» e cioè, nel gergo popolare, il pitale. Elisabetta, che detestava la volgarità, se l’ebbe a male cacciando il povero Harrington in carcere per poi bandirlo, bandendo dal regno anche l’Ajax. Inutilmente egli invocò il perdono. La Good Queen Bess fu irremovibile lasciando che l’inventore del wc morisse in «most pitable state» (e così confermando l’evangelico assioma nemo propheta in patria). Abbiamo un po’ divagato, caro De Simonis, ma che vita è senza un po’ di svago?
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