Gli italiani restano nel mirino Ora gli 007 si aspettano il bis

SPIETATI Tre signori della guerra sono i più fedeli sostenitori del terrorismo «mordi e fuggi»

Gli italiani restano nel mirino Ora gli 007 si aspettano il bis

A tirare i fili delle falangi taliban anti-italiane sono più mullah, pupari della tecnica e della tattica più sofisticata della guerriglia modello iracheno. Signori della guerra che si ispirano al fantasma del mullah Omar, formidabile stratega dei combattimenti senza quartiere alle forze delle coalizione. Fra i più fedeli e feroci assertori della politica terroristica del «mordi e fuggi», dell’attacco diversificato con singoli kamikaze o autobombe telecomandate, almeno tre mullah che agirebbero nelle aree di Herat e Farah contro i nostri contingenti, in quelle aree sotto la responsabilità del comando regionale ovest-Rc West, dell’Isaf, a guida italiana. In cima alla lista dei «cervelli» criminali afghani l’intelligence ha segnalato una figura pubblica, fin qui insospettabile, «come il mullah Lal», referente di una folta schiera di miliziani «disseminati nell’arcipelago di Herat, fra i distretti di Shindand e di Khaki Safed». Lal e «tale Nurrudin - continua la nota degli 007 - secondo le ultime risultanze sarebbero coinvolti in traffici illeciti (ingenti partite di armi leggere, lanciagranate, grosse quantità di esplosivi) che prevederebbero anche la fornitura di materiale di armamento al comandante taliban Abdul Rahim Kham, attivo nell’area», non nuovo ad azioni contro i militari italiani, già in sinergia con gli «operativi» di un altro temuto mullah che opera lontano assemblando realtà di combattenti provenienti da altre nazioni: Abdul Salam, questo il nome dell’alleato di Rahim Kham, comandante dai contatti «istituzionali» nazionali ed internazionali, spina nel fianco della dorsale afghana sotto il controllo dei militari italiani. Un personaggio definito dall’intelligence «in contatto con elementi vicini ad ambienti deviati dei servizi di informazione iraniani che garantirebbero finanziamenti alla compagine del citato Abdul Rahim Khan». A lui, e soltanto a lui, farebbe riferimento un gruppo «insorgente» forte di dieci estremisti selezionatissimi, addestrati (forse in Iran) ai sequestri di persona più che agli attentati, «specializzato in traffico d’armi e contrabbando di sostanze stupefacenti». A loro, in parte, faceva riferimento il rapporto della nostra intelligence reso noto alla fine del luglio scorso dove «a fronte di una aumentata capacità di offesa» da parte della guerriglia taliban si preannunciavano una serie di attacchi («quattro al giorno di media per un mese») fino al voto del 20 agosto. L’ultima analisi dei servizi segreti, a proposito dell’offensiva anti-italiana, non dà scampo: «Negli ultimi mesi le forze della guerriglia talebana, contrastate direttamente sul campo, hanno subito perdite ingenti e in taluni casi irreversibili». Per questo motivo, continuano gli 007, il fronte nemico ha immediatamente pianificato una diversa strategia d’attacco. «Si sono abbandonate le contrapposizioni frontali e si è passati ad un uso generalizzato di ordigni Ied (le trappole esplosive abbandonate ai lati delle strade, ndr) nonché ad una riproposizione di tecniche d’attacco suicide a bordo di autovetture» imbottite di tritolo. Sul modello di quella da 500 chili d’esplosivo che l’8 settembre scorso è stata lanciata a folle velocità contro la base militare Nato dell’aeroporto di Kabul. E proprio per evitare un attentato bis ai convogli italiani «Lince» e a quelli del «Nucleo Transito» di ronda intorno alla capitale afghana, in queste ore si stanno intensificano le battute alla ricerca dei magazzini nei quali sarebbero state nascoste quantità enormi di esplosivo. Italiani e americani si sarebbero divisi i compiti: i primi mandati a rastrellare le aree di Murghgiran, nel distretto di Kabul, i secondi a controllare ogni capanna di Arghamdehe Pa’In e Oryackele, nel distretto di Paghman. Ma della santabarbara, per ora, non c’è traccia.

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