Maurizio Cabona
da Cannes
Presentando il 20 aprile a Parigi il nuovo Festival di Cannes, il suo presidente Gilles Jacob diceva: «Il mercato non deve fare la selezione». Ma il primo film è un puro prodotto di mercato, Il codice da Vinci di Ron Howard, oggi fuori concorso. «Un anno fa luscita in sala del Codice da Vinci è stata annunciata per il 17 maggio», si giustifica ora Jacob. Dunque? «Thierry Frémaux (selezionatore del Festival, ndr) poteva prenderlo, aderendo alla richiesta del produttore; o poteva rifiutarlo, e subire lirruzione mediatica del Codice da Vinci». E ora è uno Jacob amaro che mormora: «Una volta ci sarebbe stata la delicatezza di domandare».
Vediamo il resto della rappresentanza americana, quella che ancora «domanda» prima di imporre. Dopodomani sarà in concorso Fast Food Nation di Richard Linklater, che lascia la commedia (School of Rock) per un un giallo che tocca uno dei simboli della globalizzazione, le catene di ristoranti popolari, l«hamburger». Domenica ci sarà, sempre in concorso, i Southland Tales di Richard Kelly, il regista di Donnie Darko, che ipotizzano penuria di carburante negli iperdipendenti dal petrolio Stati Uniti. È vero che la storia è ambientata del 2008, dopo un attacco nucleare, ma - con la benzina mai così cara oltreoceano - il film è perfettamente tempestivo. Mercoledì prossimo, sempre in concorso, ci sarà Maria Antonietta di Sofia Coppola, biografia dellaustriaca e sfortunata regina di Francia, deroga rispetto alla diffidenza del Festival verso i film sulle vittime o che mostrassero anche le vittime della rivoluzione (Sade di Jacquot e La nobildonna e il duca di Rohmer furono respinti).
Fra gli italiani, Il caimano di Nanni Moretti (in concorso lunedì) è il film più atteso, ma solo per ragioni non proprio cinematografiche. Sul supplemento-Festival di Le Monde, in edicola oggi a Parigi (domani altrove), sotto il titolo «Non avevo alcuna voglia di dedicare tutto il film a Berlusconi», Moretti si confida con Jacques Mandelbaum, che gli chiede: «Visto lesito del voto, come spiega che ancora tanti italiani, con cognizione di causa, credano a Berlusconi?». Moretti risponde: «Un po per scherzo si dice che lo votino proprio perché sanno chi è (...). Daltronde la sua campagna elettorale, così aggressiva, è stata abile ed efficace e ha convinto gli indecisi». E Mandelbaum, serio: «La prima ragione, che lei dice come scherzasse, è però terrificante. Del resto indicare Berlusconi come un puro prodotto italiano non è il vero tema del film?». Moretti aderisce: «Bruno, personaggio principale del film, in effetti ha votato Berlusconi, come tanti. La sua disastrosa situazione sentimentale è certo connessa col disastro sociale e politico italiano». È Moretti poi, che spiega a Mandelbaum che luscita del Caimano era «prevista da un anno per marzo 2006», cioè in campagna elettorale, è stata «un caso del calendario». E lo dice a sua volta senza ridere. Come ultima domanda, Mandelbaum mette giù lasso di picche: «Nella lavorazione del film, ha subìto pressioni?». Moretti lo delude: «Nessuna». Poi lo rassicura: «Per la pura e semplice ragione che non ho sottoposto il progetto alla Rai, come faccio di solito. (...) Il film è dunque co-prodotto da una società francese, Bac Film, il cui apporto finanziario è determinante. A proposito: Teresa, lesordiente regista del Caimano, nella realtà mai sarebbe riuscita a farlo». Perché nella finzione ci riesca, Moretti non spiega e Mandelbaum non chiede.
Nessuno ha finora interpellato, almeno in Francia, laltro regista italiano in concorso, peraltro attore nel film di Moretti: Paolo Sorrentino. Il suo Lamico di famiglia sarà in concorso giovedì 25, lasciandogli più tempo possibile per completare al postproduzione.
Jacob sibila: me lhanno imposto
Dei due italiani in gara, tutti parlano del «Caimano», dimenticando «Lamico di famiglia». Gli americani presenti con «Fast Food Nation», «Southland Tales» e «Maria Antonietta» diretto da Sofia Cappola
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