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Jordan loda il lavoro duro. Il documentarista attacca Putin

La vincitrice per la fotografia: "Apro la via alle ragazze"

Jordan loda il lavoro duro. Il documentarista attacca Putin
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da Los Angeles

"Mio padre una volta mi disse: non aspettarti che ti venga dato nulla su un piatto d'argento, fai il tuo lavoro e tutto il resto verrà di conseguenza", Michael B. Jordan, ha commentato così nel backstage degli Oscar, il premio appena vinto, uno degli ultimi della serata.

In sala stampa è entrato alzando la statuetta vinta per l'horror I Peccatori, accolto da applausi e urla di approvazione. Non era il favorito, ruolo che spettava a Timothée Chalamet, e la vittoria dunque è stata ancora più dolce: "C'è un senso di consapevolezza, quasi un bagno di umiltà, nel rendersi conto che, nel tuo mestiere, questo è il vertice che puoi raggiungere, il massimo a cui puoi aspirare. Come ho detto sul palco, sono qui grazie alle persone che sono venute prima di me, tutti attori che hanno calcato il palcoscenico senza cercare premi né riconoscimenti. Sono artisti, vogliono solo fare il loro lavoro".

Michael B. Jordan è il settimo attore di colore a vincere un Oscar da protagonista, mentre Jessie Buckley è la prima irlandese ad ottenere il massimo riconoscimento del mondo del cinema americano. Migliore attrice protagonista per la sua straordinaria interpretazione di una madre in lutto in Hamnet. Dal back stage ha ricordato i parenti irlandesi: "Probabilmente ora sono ancora alzati e forse ubriachi - ha detto l'attrice - sono le persone che mi hanno plasmato e sono felice di condividere questa gioia con loro".

Poi l'attrice è tornata sul tema della maternità, vissuta nella finzione come nella realtà, durante la lavorazione di Hamnet. Sua figlia ha sei mesi e lei ha ottenuto l'Oscar nel giorno in cui in Gran Bretagna si celebra la festa della mamma. "Probabilmente ora mia figlia sta sognando il latte", aveva detto sul palco.

In sala stampa ha voluto ribadire la straordinaria fusione fra realtà e finzione cinematografica che ha vissuto: "È qualcosa di straordinario, una sensazione che voglio portare con me per tutta la vita".

Autumn Durald Arkapaw è la prima donna nella storia degli Oscar a vincere la statuetta per la fotografia. "Mi ero preparata un discorso scritto ma poi nessuno tirava fuori foglietti e così sul palco sono andata a braccio ma una cosa che avevo scritto la voglio dire ora: questa notte tante ragazze andranno a dormire contente se il loro sogno è quello di diventare direttrici della fotografia".

Di bambini ha parlato anche David Borenstein, regista del documentario Mr. Nobody against Putin, che mostra l'indottrinamento dei più piccoli nella Russia di oggi: "Putin non si fermerà con l'Ucraina dice - ogni giorno insegna ai bambini un futuro di guerra e conquista". Il suo film parla di resistenza a tutto questo. "Quando è giusto resistere? ha detto il filmmaker in sala stampa - quali scelte morali dobbiamo fare quando le società vengono trasformate da forze oscure? Pasha (il protagonista del documentario, ndr) dimostra che chiunque può fare la differenza. Le nostre scelte individuali contano".

Politica e analogie con ciò che succede oggi nel mondo anche nelle risposte di Paul Thomas Anderson, regista del film consacrato vincitore Una battaglia dopo l'altra: "Il nostro film ha chiaramente dei parallelismi con ciò che accade

ogni giorno nella realtà del mondo. Non so dove stiamo andando, ma so che alla fine del film la nostra protagonista parte per continuare a combattere le forze del male e riportare almeno il buonsenso e la decenza di moda".

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